Dato che i corsi stanno per
ricominciare volevo cogliere l'occasione per fare alcune
considerazioni generali sulla lingua madre del
luogo comune, il francese, e sulla strategia che ho seguito e continuo a seguire per portarne a termine l'
apprendimento.
Alcune
constatazioni:
-Il francese è la lingua più simile che esista all'Italiano. La difficoltà risiede nel apprenderne il vocabolario e la fonetica. Grammatica, modi di dire, utilizzo dei tempi verbali e costruzione della frase hanno una somiglianza
impressionante.
-Quando si apprende un nuovo termine è
fondamentale memorizzarne ortografia, genere, singolare e plurale,
accentazione e
trascrizione fonetica. Sempre.
-Il francese ha suoni che non esistono in italiano. Consiglio ai neofiti di lavorare moltissimo sulla fonetica. L'accento italiano è duro da rimuovere. E'
fondamentale esercitarsi a riprodurre i suoni del francese, con l'aiuto di dizionari parlanti.
-Attenzione alla 'E'. Esiste la 'E' aperta, come
è verbo, la 'E' chiusa come
perché. E fin qui ci siamo. Ma esiste un terzo tipo di 'E' che in italiano non c'è. Una sorta di 'E' strangolata, simile al grugnito prodotto da chi ha ricevuto un cazzotto negli addominali da
Tyson. Bene. E' da questo che un francese si accorge di essere in presenza di un italiano. L'
italianizzazione del suono della 'E' è il tratto distintivo dello studente made in
Italy.
-I verbi sono lo scoglio più duro da superare. Qui
peró c'è un segreto da rivelare. Il PRESENTE è il tempo più difficile da
padroneggiare, arriva ad avere anche tre radici diverse ma quando lo si sa coniugare il gioco è fatto. Tutti gli altri tempi
scaturiscono dalla
coniugazione del presente.
-
Comprensione orale. Termine di riferimento
puó senz'altro essere considerato il francese standard e pulito dei notiziari, France2, TV5, France24 (disponibili online). Se non si comprende il francese dei
telegiornali, non si
puó comprendere quello dei film, se non si comprende quello dei film non si
puó comprendere quello della strada.
-Qualche buon sito con materiale didattico:
LiveMocha e
Tv5
-Qualche buon testo:
Grammaire progressive du Français -CLE (debutant, intermédiaire, avancée) e
Vocabulaire progressif du Français -CLE (debutant, intermédiaire, avancée).
-I corsi sono utili ma non sono tutto. Possono
rappresentare massimo il 15-20% dello sforzo d'
apprendimento. Non di più.
Io sono partito da zero. La mia strategia è stata folle,
assolutamente da non seguire e
sconsigliata da esperti e docenti. Ma ve la descrivo lo stesso.
Non avendo avuto la possibilità di iscrivermi a nessun corso al mio arrivo ho deciso di fare da solo. Il primo giorno ho preso una lista di circa 1000 termini, i più comuni, e ne ho memorizzato ortografia e pronuncia. Fatto questo ho completato un paio di moduli
LiveMocha (online e gratuiti). Ho preso un testo in svendita (10€ ad un discount) con CD incluso e con dei dialoghi trascritti recitati da madre lingua. Li ho tradotti e li ho riascoltati fino alla nausea. Ho iniziato ad ascoltare un TG in francese al giorno, quello che capivo capivo. Appena ho cominciato ad essere in grado di
leggicchiare ho preso l'abitudine di leggere un articolo al giorno. Poi ho iniziato a leggere un primo romanzo di un'autore
contemporaneo in francese, in metro con
dizionarietto tascabile alla mano. Ci ho messo 6 mesi per finirlo, dedicando alla lettura
peró solo i due intervalli quotidiani di 30 minuti in metro per andare al lavoro. Poi ho iniziato con i 20 romanzi del ciclo dei
Rougon-
Macquart di
Zola in sequenza. In un anno ne ho letti i primi 8, ora me ne mancano 12.
Quando dico che pratico il francese leggendo i romanzi di
Zola in metro mi prendono per pazzo, insegnanti in prima fila, ma la realtà è che letti i primi due poi lo sforzo non è poi tanto più grande che leggere in italiano.
Solo allora ho cominciato a seguire corsi e studiare la grammatica.
In conclusione, per me capire e farsi capire, essere fluenti, poter conversare sono soltanto valide tappe intermedie verso l'obiettivo finale. Lo scopo è parlare e scrivere senza errori, sapere quando usare il congiuntivo, l'indicativo, il
condizionale, mettere gli accenti al posto giusto anche quelli
circonflessi, sapere dove piazzare i pronomi, fare ipotesi, usare gli idiomi. Ovviamente a velocità normale, non al rallenti. Capire tutto quello che ascolto, e non avere il ben che minimo problema a esprimere qualunque concetto, anche molto complesso. Il traguardo è quello della maratona, non quello dei 100 metri.
Perché la lingua cessi di essere anche la più piccola delle barriere.
A settembre
riprenderò regolarmente il mio posto tra i banchi dell'
EPFC.