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giovedì 28 giugno 2012

Là dove volano i paduli

Pigs
-A te hanno detto qualcosa alla fine del tuo orale di francese? Con Monica, Pedro e Reza si sono congratulati. Con me sono rimasti muti come dei calchi di gesso...

Una sensazione come di padulo svolazzante ha cominciato a pervadere l'aere dell'EPFC.

Il giorno dei risultati mi precito alla scuola.  Non sarebbe stato male essere il primo a dare l'annuncio dello scoop ("Studenti spagnoli trombati in massa agli esami di francese").
Alla scuola, in effetti, lo scenario è quello da complotto delle grandi occasioni. Non c'è anima viva, l'interno è scuro e vuoto. La segretaria è in malattia. In bacheca ci sono solo i risultati di quattro sconosciuti due dei quali respinti. Il foglio con i risultati di tutti gli altri è invece misteriosamente sparito.
La cosa mi crea subito un qualche rimpianto. Anch'io avrei voluto ben volentieri far sparire tutta la bacheca ai tempi del ginnasio quando i risultati non erano di mio gradimento. Sfortunatamente la presenza della grata  rendeva ardua l'operazione.
Subito parte la caccia all'acrimoniosissimo trombato. Lo psico-dramma cessa con l'intervento, via email, dell'insegnante che annuncia il lieto fine generalizzato.
Giusto un ultimo simpaticissimo sfiatamento di zebedei per qualcuno all'ultimo giorno dell'ultimo corso, prima della pensione.

Messaggio in codice: gli alemanni si ingozzano di carne di porco...ma ce n'è una varietà che gli va di traverso. Sempre.

giovedì 7 giugno 2012

Cogli l'attimo


Da quando ho iniziato a seguire le previsioni meteo con più assiduità mi sento un po' più belga.
Qui quando c'è il sole non si tergiversa e si coglie l'attimo.  Si interrompe quello che si fa e ci si catapulta fuori.
Questo modus vivendi orientato al presente è stato fatto subito proprio dalla madre di Ludo.
Ieri ad espempio mi ha aspettato sulla soglia di casa pronta ad uscire per l'esame finale del suo corso di francese. Le ho chiesto del bebé. Se aveva mangiato, se era stato cambiato.
-Assolutamente no. Mi ha risposto. Dorme da tre ore. Peró in compenso si sta svegliando proprio adesso...

E parte a razzo proprio come se fuori fosse spuntato il sole.  Non che ci si si possa aspettare molto altro da chi frequenta ancora corsi di francese da piani bassi.

Io invece sono stato convocato dall'EPFC per il niveau 12. Che non è un corso.  E' l'esame finale per quelli che hanno finito tutti i livelli. Quelli cioé che sulla carta dovrebbero essere un concentrato di sapienza franconfona e che nella realtà sono le solite ciofeche si sempre.
Ho anche cercato di farmi dire cosa si vince dagli ex del corso.
-Un'incoronazione trionfale alla cattedrale di St. Michel? Una spelonca di waffle al cioccolato fondente? Un tostapane? Un orsacchiotto?
Niente di tutto questo, mi spiegano. Lo si fa con lo spirito di chi ci tiene a portare a termine uno sforzo compiuto.
Chi se ne frega, avrei invece risposto con lo spirito di chi ha dimenticato tutti i congiuntivi e anche la tecnica per collocare correttamente gli accenti. Poi peró hanno saputo trovare delle buone argomentazioni per convircermi.
-Ci sarà anche Pedro.
Certo che, dovesse andare male Spagna-Italia, farei meglio a cogliere l'attimo per chiedere asilo politico alla Corea del Nord.




giovedì 26 gennaio 2012

Ultimo giorno


L'aula del corso è quella che da sulla strada. Il suo finestrone illuminato è l'unica attrattiva di rue Strassart. I passanti annoiati dalla tetraggine da retrobotteaga della viuzza non  resistono quasi mai alla  tentazione di buttarci un occhiata. Ai ritardatari del corso viene offerta una preview della lezione iniziata in loro assenza.
L'altra volta sono arrivato alle sette passate. C'era solo Jose al cospetto dell'insegnate essendo giorno di esame orale. Ognuno fa la sua esposizione a porte chiuse ad un orario prestabilito. Jose sembrava  procedere, deferente e compito, come se davvero stesse al cospetto dell'imperatore del Giappone. Ha presentato Stupeur et tremblements di Amélie Nothomb.  Lettura facile facile, amata dagli adoescenti.
Io invece ho scelto un capolavoro della letteratura del novecento. L'étranger di Camus. Jose, nella pausa, mi ha chiesto del perché di questa scelta. Gli ho risponsto che era corto abbastanza per poter essere letto nel weekend e che comunque sapevo che l'insegnate l'adorava. Lui si è dichiarato colpito per la profondità delle mie ragioni.
L'insegnate mi ha chiesto come mai non l'avessi già  letto in italiano dato che si tratta dell'opera in francese, la più tradotta in altre lingue. Le ho risposto di no, che non l'avevo letto prima al contrario di Stupeur et Tremblements che invece conoscevo.
Per la verità avevo scelto in una sessione di acquisti casuali qualcosa di Marc Levy alla Fnac. In classe le ho chiesto se potevo presentarlo per l'esame. Lei mi ha risposto che certamente potevo dato che quello che contava è che fosse un testo concepito in francese. Mi ha detto che il genere è quello di un best seller all'americana ma che in questo caso non aveva importanza. Le ho risposto che sarei ripassato in libreria per cambiarlo.

Ho iniziato con la mia esposizione. Ho parlato dello stile da diario personale che sto cercando di imitare in questo post. Ho raccontato delle descrizioni minuziose, della sequenza pedante di presenti e di come la banalità del dettaglio si è tradotta nella complessità  dell'insieme. Le ho spiegato di come a mio avviso l'autore ha costruito il romanzo col proposito ultimo di mettere il suo straniero al cospetto di un prete pedante che cercava di convertirlo alla fede prima dell'esecuzione. "Non ero sicuro di quello che mi interessava realmente ma ero assolutampente sicuro di quello che non mi interessava. E, appunto, quello di cui mi parlava [Dio] non mi interessava".
Lei mi ha interrotto. Ha affermato che era già tardi  e che il modo in cui parlo in francese lo conosceva già. Mi ha detto che cerco di dire molte cose in poco tempo e che do più importanza a quello che voglio dire rispetto a come lo dico. Ci siamo dati appuntamento per l'ultimo giorno quando vengono comunicati i risultati  , si va al bar e si salutano gli altri.
Si è chiusa cosí l'era gloriosa dei corsi di francese.

domenica 18 dicembre 2011

Bontà pre-festive


L'imminente arrivo delle festività natalizie é reso visibile dall'evidente innalzamento del livello di bontà connesso al periodo.
L'altro giorno ho finalmente offerto alla classe di francese il promesso brindisi in onore di Ludo. Champagne francese o Prosecco veneto era il dilemma della vigilia? Nell'incertezza li ho portati entrambi. Sembrerebbe che il prosecco possa aver vinto nel gioco delle preferenze. Non me la sono sentita nemmeno di negare una parola di conforto per i madridisti affranti per l'ennesima batosta interna col Barça.
Ma l'1-3 é un risultato eccellente, gli ho detto. Due anni fa fu 2-6, l'anno scorso 0-5. Io ci  vedo una chiara inversione di tendenza.

Ci é stato finanche proposto di partecipare ad un progetto letterario. Uno scrittore fiammingo cerca brussellesi d'importazione disposti a collaborare. Ognuno di essi racconterà una storia di fate, di folletti o comunque di fantasia del proprio paese. Il requisito é che la favola sia stata tramandata oralmente. Inoltre non deve essere una di quelle globalmente conosciute. Ci saranno dei video e un libro che le lega tutte in una specie di Mille e una notte brussellese.
Mi é subito venuto in mente cosa raccontare.
C'era una volta un paese governato dal migliore statista degli  ultimi 150 anni dove l'economia andava molto meglio che altrove. La gente era prospera, aveva case, conti correnti e riempiva i ristoranti. Fu proprio allora che perfidi poteri globali accecati dall'invidia si misero in azione...  
-Scusa ma almeno i bambini ci credono a questa favola?
-Non saprei. Penso di no.
-Ma allora lo vedi che non li hai capiti i requisiti.

I miei eroi saranno gli ScorzaMaurielli. Ora mi serve la storia.

giovedì 22 settembre 2011

La rentrée

Benidorm - Costa blanca
Sono al supermercato. Mi é stato detto di comprare non so cosa dell'Omino bianco. Prendo un liquido per la lana.
-Doveva essere lo sbiancante!!
-Ma perché la lana non si deve sbiancare?
Rivado il giorno dopo e ritorno con l'ammorbidente. Ammorbidente e sbiancante, saranno sinonimi penso. Campa cavallo. Rivado ancora, questa volta a botta sicura. Fermo perfino una signora per farmelo confermare. Anche lei ne è certa, è il blanchissant quello che mi serve. Torno a casa con aria di trionfo.
-Se intendi acquistare tutta la produzione dell'omino bianco esistente in città prima che si possa mettere su la lavatrice fai pure. Dammi solo il tempo di passare in banca per il mutuo.

A proposito di acquisti mirati. E' sempre bello presentarsi il primo giorno del corso di francese ed essere il solo ad avere il nuovo testo. Niente di più facile che comprarlo su Amazon. Non come l'anno scorso dove ho dovuto girare tutte le librerie del centro per settimane. Questa volta no, pagamento, spedizione, consegna. Tre giorni e Alter Ego 5 é sul mio tavolo scintillante e pronto per l'uso.

Il corso è magnifico. L'insegnate è straordinaria. E' la terza di fila in grado di individuare Eboli sulla carta geografica, senza sbagliare la latitudine e forse neanche la longitudine. E siamo solo a 80 km da Napoli! (vedi copia copiassa)
-Eh, si, è pure nel titolo di un famoso romanzo (vedi Le Christ). E poi la costiera amalfitana, che posti, che clima, che cibo...
Che é una donna eccezionale lo conferma due minuti dopo.
-E tu Pedro? vieni da Benidorm? Ah guarda, non so perché sia cosi popolare in Belgio. Un non eccelso esempio di turismo industriale fatto di speculazione e cemento.
Godo come un muflone in calore. Pedro è quello che ha passato l'estate a sfiatare i marroni all'umanità per aver preso sette punti in più al livello precedente.

Ci dice tutto sul corso, date, regole, festività. 
-Scusi e il testo?
-Testo? Quale testo? A questo punto della grammatica dovreste sapere già tutto.
Tutti si guardano intorno.
-Considerate questo corso come una specie di ripasso generale per l'esamone finale.
E non si dica che il mio contributo all'economia io non stia provando a darlo.

domenica 19 dicembre 2010

Noble Belgique merdeau cheri

Claude Semal
Sembra il giorno dell`apocalisse. Piove a dirotto. Mentre aspetto la pioggia diviene grandine fitta e trasversale. E' la sera del cabaret di Claude Semal al Théâtre des Martyrs. Manca un`ora all'appuntamento e ci rifugiamo in un Quick. 
Racconto a [*] di Giovanni Kessler, fresco di nomina a capo dell`ufficio antifrodi dell'unione europea.
Non è un uomo di Berlusconi le spiego, ma viene dal PD, il partito di Bersani. Ma di Bersani non ce la fa a ricordarsi.
-Ma se era l'altra sera in TV, le faccio presente. 
Mi nomina invano mezzo parlamento. Quello con l`orecchino(VENDOLA), quello che sembrava un teletubby ipertrofico (BONDI), quello bello come il principe delle fiabe, ma prima del bacio della principessa quando ancora bazzicava lo stagno (BOCCHINO).
- Bocchino come l`univerisita`?
- Quella è la Bocconi. Non hai le idee chiarissime direi.
- Ma non c`era una donna, Rosa Bindi?
- Rosi Bindi, fantastico! il partito è quello, taglio corto prima che mi elenchi tutti i membri di camera e senato.

Intanto la temperatura si è abbassata di 5 gradi e nevica. La gente della classe di francese arriva a teatro alla spicciolata. Spunta Carlos. Ha l`aria studiatamente compenetrata. Ma non ci sono dubbi su dove voglia a andare a parare. Berlusconi e la compravendita a Montecitorio, evidemment. Credo me la voglia far pagare per quando lo salutavo col 5 dopo Barca-Real.
Di Berlusconi sono sempre gli altri che iniziano a parlarne. Io di sicuro se posso evito l`argomento. Meno se ne parla meno c`è da arrossire.
Arriva l`insegnante all`ultimo istante, tutta trafelata. Ci deve urgentemente dare la traduzione di barbabietola in francese, betterave.
- E` importante! ci fara` su un pezzo!
Adoro questa donna.
Inizia il Cabaret. Claude Semal fa a pezzi il suo paese senza pieta`. Non si salva niente, dalle palle immonde dell'Atomium alle frites, dalla frontiera linguistica al multiculturalismo di Bruxelles.
-Non è il Belgio che si è internazionalizzato, è l`umanita` che si è belgizzata.
Attendiamo il pezzo forte che non arriva. Noble Belgique merdeau cheri.
Claude chiude raccomandando il DVD dello spettacolo.
-Pensate a quanto varra` tra 40 anni un DVD sui 180 anni del Belgio dell`anno che ha preceduto la sua sparizione. Meglio di un fondo pensione!
Infatti lo prendo e mi i firma anche la dedica.
Ci tratteniamo al bar a fare quattro chiacchiere. Adesso è Jose ad imperversare. Ce lo ricordavamo pacato e sulle sue. Ma lo show e una birretta lo hanno trasformato. Si scopre che beve,  fuma e guarda Telecinco tutto il giorno. Dice che a Sofia si mangia bene e c`è molta figa e che da piccolo guardava tutte le partite del Napoli di Maradona e Careca. Di Maradona, Careca e Moggi...per la precisione. Anche lui sa di Berlusconi.
-Que fuerte! si è comprato mezzo parlamento.
Si sganascia dalle risate. La verita` è che in apparenza dileggiano Berlusconi, ma sotto sotto ridono degli italiani che se lo tengono senza battere ciglio.
Sebbene gli spagnoli siano in sovrannumero si decide che non ci sono le condizioni per un butellon improvvisato a place des Martyrs. Arriva l`ora di abbracci e saluti.
-..e all`anno prossimo se non ci si rivede.
E` cosi` che si è chiuso l`anno terzo dell`era belga.

[*] Nome di donna di tre lettere (omesso a richiesta per ragioni di privacy)  che inizia e finisce con A e che costituisce al tempo stesso componente importante di un aereo e del corpo di un volatile.

domenica 21 novembre 2010

Le Christ

Pastrana, Spagna centrale
Nuovo corso quanto si vuole, ma l'exposée di 15 minuti su qualcosa di tipico del tuo paese (un romanzo, un film, un autore..) non te la toglie nessuno.
L'altro giorno è toccato a me. E l'argomento, vista la mia provenienza, non poteva essere che Carlo Levi e il suo romanzo (Le Christ s'est arreté à Eboli) conosciutissimo, tra l'altro, anche in Belgio.
Sono subito partito a razzo con un pomposissimo discorso sullo scrittore, sul romanzo, sul Cristo che simboleggia in questo caso la civilizzazione, sul fatto che tutti, e dico tutti, sono convinti che Eboli sia il luogo del romanzo, ambientato in realtà ad Aliano in Lucania. Gli racconto della questione meridionale, eternamente irrisolta. Gli parlo di un video del 1978 dove Francesco Rosi parla del suo nuovo Film a Cannes.
-Sono passati 50 è non è cambiato molto. I giovani devono ancora emigrare per lavorare, diceva il regista.
Io rilancio e di anni gliene aggiungo altri trenta. A beneficio di quelli che dicono che bisogna restare e lottare. Come no. Quelli che lo hanno fatto in passato sono già morti, figli e nipoti pure, e i loro pro-nipoti sono più di là che di qua.

Se Carlo Levi tornasse oggi non troverebbe la miseria di allora, continuo. Quello che invece è rimasto intatto al sud è il senso di isolamento. Ritroverebbe invece un sud popolato non da cittadini ma da sudditi che non hanno mai contato nulla. Un territorio al di fuori non solo dell'economia ma anche della storia e della politica. Il meglio e il peggio di quanto accaduto, il risorgimento, il fascismo, l'antifascismo, le lotte operaie, il terrorismo, le battaglie per i diritti civili, il craxismo, adesso leghismo e berlusconismo sono tutte cose avvenute a nord e vissute passivamente a sud.

Gli mostro poi una tabella che mostra le spaventose disparità a livello di PIL tra le regioni. A quel punto Fabienne, l'insegnate, che pensa alla crisi politica suo paese mi domanda:
-Ma nessuno da voi mette in discussione la solidarietà fiscale?
Ma va! Che ti viene in mente? Non ci ha veramente mai pensato nessuno.

Parlo allora della lega. Un partito xenofobo di estrema destra, dalla retorica separatista e razzista. Indossano camice verdi (ma allora sono fascisti!? qualcuno strabuzza), propongono l'affondamento delle barche degli immigrati. Racconto dell'episodio della scuola di Adro dove il simbolo di un partito, come nella Germania nazista, ha campeggiato dovunque, su banchi, vetri, insegne, in una scuola pubblica per un mese senza che nessuno battesse ciglio.
Quando poi faccio notare che fanno anche parte integrante della coalizione di governo l'incredulità diviene generale.
-No, allora voi state messi decisamente peggio, conclude Fabienne.
Sono contento di averla rincuorata.

All'uscita mi ferma Carmen. Mi chiede se sono veramente di Eboli. Con lo stesso tono come se stessimo parlando di San Francisco.
-Sai perchè te lo chiedo? Io sono di Pastrana!
-Sei di PAS-TRA-NA??!!
Pastrana è un paese di 6000 abitanti nel centro della Spagna con cui siamo gemellati da sempre. Ci lega la storia di una principessa spagnola del seicento.
-Ci sono venuta tre volte ad Eboli per il coro. Bel posto!
De gustibus.
-E comunque mi hai dato l'idea per la mia exposée, conclude. Parlerò de La princesa de Eboli!

venerdì 24 settembre 2010

Nuovo corso









Il nuovo corso.

Nel nuovo corso non c'è bisogno di autointroduzioni di fronte a 25 emeriti sconosciuti, con lingua secca e mani sudate.

Nel nuovo corso non ti viene chiesta la provenienza geografica. Serviva per evitare di doversi costruire opinioni da zero, senza appigli e senza stereotipi pronti per l'uso.

Nel nuovo corso non ti viene chiesto che lavoro fai. Era utile per farsi un'idea su reddito e collocazione sociale di chi si è appena conosciuto.

Nel nuovo corso si leggeranno romanzi underground, globalia, e si vedranno cabaret satirici. Se ne saprà di più su quanto 'se la petent' i francesi e su quanto piamente cattolici siano i fiamminghi.
Nel nuovo corso si viene a conoscenza del meteo 'politico' dei media belgi il giovedì dove si glissa sul cattivo tempo del week-end prossimo venturo con omertosa reticenza.

evviva il nuovo corso!

venerdì 18 settembre 2009

Tonalità d'autunno


Il post che avevo preparato sulla protesta degli italiani, già in rampa di lancio, è rimasto intrappolato tra tastiera e mouse pochi secondi prima di vedere la luce della blogosfera quando si è diffusa la notizia della tragedia di Kabul.
E' arrivata così la cancellazione della manifestazione a difesa della libertà di stampa, decisione saggia, ma non giusta. Saggia perché la protesta sarebbe stata oscurata mediaticamente e screditata dalla videocrazia col pretesto del lutto. Ma non giusta in quanto i militari sono ufficialmente in Afghanisitan per esportare la democrazia. Non ci sarebbe stato modo migliore di onorarli difendendo la democrazia anche nel luogo di partenza della missione.
Essi stessi sono stati vittima della videocrazia imperante nel paese. Il cambiamento delle regole di ingaggio ha fatto si che la missione diventasse partecipazione ad una guerra a pieno titolo. Ed anche questo all'opinione pubblica è stato occultato insieme a tutto il resto.
In concreto però gli organizzatori non avevano molta altra scelta.

Mi tocca così passare al post di riserva. La transizione dalla non-estate al, per ora, non-autunno.
Il cielo di Brussels sta di nascosto cercando di riprendesi il suo naturale tono di sottofondo, il colore grigio straccio sporco di default. La luce giornaliera diminuisce ed il parco, svuotato dalle orde estive, scala verso tonalità autunnali multi-cromatiche volute da un sapiente giardiniere all'atto di piantare alberi con cicli biologici sfasati.
Contro tutti i pronostici il mio soggiorno italiano non ha comportato aumenti di peso, nonostante le quantità industriali di cibo ingurgitate e l'assenza di qualunque forma di attività fisica. La giornata senza auto ha riempito ogni angolo della città di famigliole in bicicletta.

Al lavoro solito tran-tran. Ad un corso ci spiegarono che l'informatica si basa sul concetto di utonto. Figura mitologica che impersonifica quella specie di legge di Murphy applicata alla tecnologia secondo la quale se c'è una cosa assolutamente assurda ed imprevedibile qualcuno, che dicesi appunto utonto, finirà immancabilmente per farla.
Da noi esiste una categoria particolare di utenti. I super-users che per conoscenze vere o presunte hanno il compito di fare da tramite tra unità IT e tutti gli altri.
Massima attenzione poi, ci diceva sempre il tipo del corso, a quelli che pensano di saperne di più. Sono i più pericolosi di tutti. I super-utonti, giustappunto. Da noi gli utonti alla ripresa di settembre sono più super che mai. Ma a parte questo tutto normale.

E' pure cominciato il nuovo corso di francese. So di parlane troppo. Ho deciso questo è l'ultimo che frequenterò. Mi sono ripromesso di uscire dal cupo tunnel dei corsi di francese. Ma è pur sempre il luogo dove meglio riesco a farmi un idea sul tipo di fauna che approda nel luogo comune.
Confermato il fatto che il grosso è di passaggio, che sono qui da quattro, cinque sei mesi e che tra quattro cinque o sei mesi forse saranno ripartiti. Il grosso continua a provenire da paesi PIGS. Molti con sindrome in stato avanzato.
L'altro giorno un ungherese ha iniziato ad irritarsi per il ritardo altrui prima ancora che fosse ora. Ho da questo dedotto che è il primo corso che fa all'EPFC. Tremava quasi per l'ira. No il ritardo altrui proprio non riesce a tollerarlo. La prossima volta farò ritardo di proposito pur di non sentirlo. Gli ho raccontato per calmarlo la storiella di quell'avviso dove si diceva 'la riunione inizia alle 9.15 per i tedeschi, alle 8.45 per italiani e spagnoli, alle 9 per tutti gli altri'. Deve essere lo spirito latino ho aggiunto. Cosa che lui ha pensato bene di ripetere 20 minuti dopo in pubblico premurandosi di sostituire 'latino' con 'mediterraneo'. Giusto per essere sicuro che nessuno dei suoi nuovi compagni di classe si sentisse escluso dalle sue premure. Ha rischiato di essere finito a colpi di audiovisivi sulle gengive.

Ma il vero spettacolo è l'insegnante. Si tratta di un anziano signore che sembra essere fuoriuscito da un ginnasio degli anni trenta. Se uno il francese non lo parla e scrive come Flaubert rimane profondamente offeso nei sentimenti. Ma al di là della retorica pomposa e del linguaggio forbito la sua missione vera è quella di stupire:
Ah il Belgio che paese in decadenza, e quanto appiattimento culturale che c'è a Brussels. Ah beato lei che la lingua l'ha studiata in Francia e non da noi dove la si insegna male. Ah, quanto hanno ragione i francesi che si fanno beffa di noi. E via così con questo rosario per tre ore o quasi.
E qui scatta l'avvertenza a quei merluzzi bolliti dei mie compagni classe. Quando fa cosí NON DOVETE ANNUIRE! Non è questo il vostro ruolo nella commedia. Ecco quello che invece dovete dire voi: ma cosa ci dice mai signor professore? Ma è un cosí bel paese con ottime frites e tanta buona cioccolata....questo è quello che dovete rispondere. Adesso vedrete come vi combina.

Non potevo trovare modo migliore per inimicarmi un numero sufficiente di persone in condizione di infelicitarmi l'esistenza per mesi. Non male per un post di transizione. Ci si risente quando riprogrammano la manifestazione.

sabato 22 agosto 2009

Alcune considerazioni sulla lingua francese



Dato che i corsi stanno per ricominciare volevo cogliere l'occasione per fare alcune considerazioni generali sulla lingua madre del luogo comune, il francese, e sulla strategia che ho seguito e continuo a seguire per portarne a termine l'apprendimento.

Alcune constatazioni:
-Il francese è la lingua più simile che esista all'Italiano. La difficoltà risiede nel apprenderne il vocabolario e la fonetica. Grammatica, modi di dire, utilizzo dei tempi verbali e costruzione della frase hanno una somiglianza impressionante.

-Quando si apprende un nuovo termine è fondamentale memorizzarne ortografia, genere, singolare e plurale, accentazione e trascrizione fonetica. Sempre.

-Il francese ha suoni che non esistono in italiano. Consiglio ai neofiti di lavorare moltissimo sulla fonetica. L'accento italiano è duro da rimuovere. E' fondamentale esercitarsi a riprodurre i suoni del francese, con l'aiuto di dizionari parlanti.

-Attenzione alla 'E'. Esiste la 'E' aperta, come è verbo, la 'E' chiusa come perché. E fin qui ci siamo. Ma esiste un terzo tipo di 'E' che in italiano non c'è. Una sorta di 'E' strangolata, simile al grugnito prodotto da chi ha ricevuto un cazzotto negli addominali da Tyson. Bene. E' da questo che un francese si accorge di essere in presenza di un italiano. L'italianizzazione del suono della 'E' è il tratto distintivo dello studente made in Italy.

-I verbi sono lo scoglio più duro da superare. Qui peró c'è un segreto da rivelare. Il PRESENTE è il tempo più difficile da padroneggiare, arriva ad avere anche tre radici diverse ma quando lo si sa coniugare il gioco è fatto. Tutti gli altri tempi scaturiscono dalla coniugazione del presente.

-Comprensione orale. Termine di riferimento puó senz'altro essere considerato il francese standard e pulito dei notiziari, France2, TV5, France24 (disponibili online). Se non si comprende il francese dei telegiornali, non si puó comprendere quello dei film, se non si comprende quello dei film non si puó comprendere quello della strada.

-Qualche buon sito con materiale didattico: LiveMocha e Tv5

-Qualche buon testo: Grammaire progressive du Français -CLE (debutant, intermédiaire, avancée) e Vocabulaire progressif du Français -CLE (debutant, intermédiaire, avancée).

-I corsi sono utili ma non sono tutto. Possono rappresentare massimo il 15-20% dello sforzo d'apprendimento. Non di più.

Io sono partito da zero. La mia strategia è stata folle, assolutamente da non seguire e sconsigliata da esperti e docenti. Ma ve la descrivo lo stesso.
Non avendo avuto la possibilità di iscrivermi a nessun corso al mio arrivo ho deciso di fare da solo. Il primo giorno ho preso una lista di circa 1000 termini, i più comuni, e ne ho memorizzato ortografia e pronuncia. Fatto questo ho completato un paio di moduli LiveMocha (online e gratuiti). Ho preso un testo in svendita (10€ ad un discount) con CD incluso e con dei dialoghi trascritti recitati da madre lingua. Li ho tradotti e li ho riascoltati fino alla nausea. Ho iniziato ad ascoltare un TG in francese al giorno, quello che capivo capivo. Appena ho cominciato ad essere in grado di leggicchiare ho preso l'abitudine di leggere un articolo al giorno. Poi ho iniziato a leggere un primo romanzo di un'autore contemporaneo in francese, in metro con dizionarietto tascabile alla mano. Ci ho messo 6 mesi per finirlo, dedicando alla lettura peró solo i due intervalli quotidiani di 30 minuti in metro per andare al lavoro. Poi ho iniziato con i 20 romanzi del ciclo dei Rougon-Macquart di Zola in sequenza. In un anno ne ho letti i primi 8, ora me ne mancano 12.
Quando dico che pratico il francese leggendo i romanzi di Zola in metro mi prendono per pazzo, insegnanti in prima fila, ma la realtà è che letti i primi due poi lo sforzo non è poi tanto più grande che leggere in italiano.
Solo allora ho cominciato a seguire corsi e studiare la grammatica.

In conclusione, per me capire e farsi capire, essere fluenti, poter conversare sono soltanto valide tappe intermedie verso l'obiettivo finale. Lo scopo è parlare e scrivere senza errori, sapere quando usare il congiuntivo, l'indicativo, il condizionale, mettere gli accenti al posto giusto anche quelli circonflessi, sapere dove piazzare i pronomi, fare ipotesi, usare gli idiomi. Ovviamente a velocità normale, non al rallenti. Capire tutto quello che ascolto, e non avere il ben che minimo problema a esprimere qualunque concetto, anche molto complesso. Il traguardo è quello della maratona, non quello dei 100 metri. Perché la lingua cessi di essere anche la più piccola delle barriere.
A settembre riprenderò regolarmente il mio posto tra i banchi dell'EPFC.

domenica 21 giugno 2009

I PIGS e la sindrome di Lyndon


Dimenticavo. Alla fine la serata italiana, quella di fine corso di francese di cui parlavo nell'altro post, ha avuto luogo prima della mia partenza per le ferie croate. Bisogna sempre nutrire incondizionata fiducia nel genio italico. Finanche il menu è stato deciso online con un sondaggio. Se poi ci si dimentica di stamparne il risultato e per l'ordinazione si deve ricorrere ai più tradizionali carta e penna quello non è che un dettaglio.

Non sono arrivato qua tramite canali italiani, non ho colleghi italiani  e non ho la più pallida idea sull'esistenza o meno di una versione in salsa belga di quella che qualcuno ha definito sindrome di Lyndon. Ossia dello psicodramma che colpirebbe il migrante italiano all'estero condannato a scivolare con lenta implacabiltà dall'attesa delle meraviglie, al disincanto, alla lamentazio, al rifiuto. Una tragedia.
Rispetto alla versione Dublinese della sindrome nel luogo comune manca l'elemento 'attesa delle meraviglie'. In compenso esiste la sindrome "porca miseria, sognavo Londra e Parigi, mi tocca Brussels". Detto questo i PIGS* ('porcellini') del EPFC ne sembrano indenni.

Alla prima, sicula di Siracusa, non c'è nemmeno stato bisogno di domandarle nulla. Era sospesa a mezz'aria in stato d'estasi: le avevano appena trasformato lo stage alla commissione in contratto di tre anni.

Invece per l'ideatore del sondaggio per il menu la domanda è giunta inattesa. Ci ha riflettuto un po prima di rispondere, poi con fare pensoso ha affermato di essere partito inizialmente con l'intenzione di restare tre mesi finendo, senza sapere come, per restarvici 4 anni. Poi ad un certo punto guardando all'indietro si è reso conto che erano stati proprio quelli gli anni migliori della sua vita. Qualcuno si è azzardato a chiedergli del perché e del per come. Invano. Mica poteva rispondere così su due piedi. Certo che la gente ne fa di domande cretine. La cosa richiedeva certamente del tempo e notevoli contorcimenti introspettivi del tutto inadatti ad una serata celebrativa di un così bel corso di francese.

Un'altra, romana, invece era assente in quanto in Italia a fare campagna elettorale per una ciofeca del PD, ma solo perché questa l'aveva di recente presa nel suo staff. Francamente non so ancora come sia finita. Se le è andata bene si è guadagnata 5 anni di permanenza ne luogo comune. Se invece le è andata male può sempre raggiungere il fidanzato residente nella provincia di Varese alla cui prospettiva ha comunque dichiarato di preferire l'asportazione delle orecchie a colpi di scimitarra.

Ad un'altra ancora per farle smettere di lodare la virtù, molto molto nascoste, del luogo comune è stato necessario spararle tra gli occhi con una cerbottana una freccetta di quelle che gli addetti dello zoo utilizzano quando gli scappa la pantera.

Insomma l'analisi va approfondita ma per il momento la sindrome non trova conferma. Ovviamente il campione era limitato trattandosi comunque di una classe di livello intermedio. Chi arriva a Brussels spesso il francese lo inizia a studiare qui e quindi, per essere intermedio, un po di tempo c'è resistito. Bisognerebbe rifare la domanda ai nuovi arrivati.
Mi viene in mente un'altra cena dove di PIGS* c'eravamo solo io ed un'altro. Questo aveva molto a che lamentarsi del luogo comune. Che brutto clima! E che grigiore! Per non parlare del cibo, una autentica zozzeria! Non come in Italia dove c'è sempre il sole e la mamma gli porta a letto alle 11 la tipica colazione composta da sfogliatella e granita. Era un tipo gagliardo e molto convinto del fatto suo al punto da prendere il sorrisino che immediatamente si stampò sui faccini dei presenti come una evidente resa incondizionata alla creatività italica.

*PIGS è quell'acronimo sprezzante inventato dalla finanza anglo-sassone per raggruppare Portogallo, Italia, Grecia e Spagna

sabato 23 maggio 2009

La cena dei PIGS



L'altro giorno mi sono reso conto di quanto sia arduo per le italiche genti organizzare attività di gruppo per quanto elementari possano essere. Esempio, la cena italiana di fine corso alla scuola Francese.

La nostra classe è zeppa di cittadini PIGS. Tutte le classi di Francese, specie quando si sale di livello, sono strapiene di PIGS. Ora tutti i PIGS sono uguali, ma i PIGS italiani sono più uguali degli altri.
Sembra un delirio ma non lo è :). PIGS è quell'acronimo sprezzante inventato dalla finanza anglo-sassone per raggruppare i paesi del sud considerati il ventre molle dell'Europa, quei paesi giudicati inaffidabili e costantemente sull'orlo del tracollo finanziario, vale a dire Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. In seguito con la crisi, essendo l'era degli iPods, la versione aggiornata dell'acronimo è divenuta iPIGS con una delle due 'i' appartenente all'Irlanda, e per qualcuno la più grossa delle due.

Comunque ai corsi di francese i porcellini mediterranei imperversano, socializzano e fanno gruppo, legano ed organizzano eventi in comune. Gli Italiani poi prendono sempre i risultati più alti. E bella forza direte voi, la similarità tra le due lingue cugine è imbarazzante. Vero, ma non c'è bisogno di dirlo in giro:).
Normalmente i pochi non-pigs rimangono in un cantuccio, rigidi come dei merluzzi essiccati dei mari del nord, frustrati come Will Coyote, ad annaspare tra congiuntivi, discorsi indiretti ed ipotesi al passato (del tipo, Si mon grand-père avait eu cinq bals il aurait été un flipper) a rimunginare cattiverie su gomorra e la munnezza o una qualunque delle nostre vergogne nazionali.
Quelli del nostro corso no, anzi, si sono anche loro molto porcellizzati nei corso dei mesi ed si è instaurata la bella abitudine di organizzare di tanto in tanto un evento serale per praticare la lingua.
La prima cena è stata organizzata dagli spagnoli a marzo. La sera prima li ho incrociati ad inciuciare per uscire con la belloccia di turno, ho pensato stessero combinando, che so, una coppia di fatto a tre, con tutte le riforme che Zapatero ha fatto, vallo a capire. Mi sono sentito il quarto incomodo e li ho lasciati in pace, per ricevere però il giorno dopo una mail collettiva per una serata in taperia.
La seconda cena è avvenuta in un ristorante Greco a Ixelles. I greci compatti come una falange macedone avevano inviato una mail, senza se e senza ma, indicando luogo ora e data massima per la conferma. Cena grandiosa, c'era pure Ala, che sebbene polacca, ha vissuto tre anni in Spagna e che spesso chiamo, con molto molto amore, my Ala e dunque tra i PIGS ci si trova come il cacio sui maccheroni.
L'altro giorno è venuto il nostro turno di proporre un ristorante Italiano. Uno ha pensato di chiedere quale data fosse la preferita ed è cominciato il carnevale. Tale giorno uno doveva andare a trovare la nonna, la volta dopo un'altro avrebbe portato il gatto al veterinario, o aveva mal di din-don, o era in vacanza in catamarano nell'oceano indiano tra i pirati. Morale della favola, la data non è uscita. Allora si è pensato di sopperire con il genio italico e si è proposto un ballottaggio tra le due date più indicate. Il '27 maggio' é partito ha razzo é ha subito ottenuto 4 voti, poi gli spagnoli sono rientrati dalla pausa e hanno votato contro. Il 27 dovranno gufarsi il Barça nella finale di Roma. Risultato 4 a 4.
Ma dato che il genio italico non conosce confini si é proposto allora di rinunciare al resto italiano a favore di un posto spagnolo dove danno la partita. "Gran posto, sarà strapieno, fumano come turchi, ci vorranno i fendinebbia per vederci, però si mangia benissimo". Alla fine si è deciso di attendere per la conferma l'opinione degli assenti e la cena italiana è svanita nel nulla. Vi farò sapere come il fotoromanzo è andato a finire.

Dei nostri connazionali tutto si può dire ma non che non abbiano una facilità di approccio e di relazione. Siamo straordinari nel raggruppare persone, ma non quando si tratta di coordinarne le attività, non ci riusciamo proprio.