
A Brussels hanno luogo moltissime iniziative, anche di grande valore, che però vengono pubblicizzate poco e male.
Questa settimana, ad esempio, ci deve essere certamente stato un raduno di sindromati di cui non ho avuto notizia. Perché ne ho incontrati di tutti i tipi e di tutte le provenienze.
So che il termine è fonte di forti controversie in altri luoghi della blogosfera. Forse i protagonisti degli aneddoti che sto per raccontare non lo sono nell'accezione originaria che l'autore (lyndon) ha voluto dare al termine.
Ma da queste storielle viene la conferma del fatto che andare all'estero è qualcosa che va al di là della ricerca di un lavoro e dell'apprendimento di un minimo di euroenglish.
Episodio numero uno. Takeaway libanese, dietro place Jourdan. Kebab place come tutti gli altri se non fosse per una meravigliosa salsetta a base di melenzane arrostite, che chiamano Baba. Il locale è pieno. Ci sono bambocci delle scuole dovunque. Due ragazzi si siedono accanto a me e al mio collega. Sono gli ultimi posti liberi rimasti.
Parlano una lingua dell'est europeo che riconosco immediatamente, il polacco.
Sono loquaci. Sono curiosi come possono esserlo ragazzi di quella età alla prima esperienza all'estero. Ci tengono a sapere cosa ne pensiamo del loro paese. Gli dico di Ala. Ma che coincidenza! Anche loro conoscono una amica che sta con Italiano. Un siciliano. Poi aggiunge col sorriso sulle labbra:
-E' un mafioso. Tutti i siciliani sono mafiosi.
Lo dice come se stesse dicendo la più grossa ovvietà. Come che nel Sahara fa più caldo che al polo sud, o che di giorno c'è più luce che di notte.
Ci dice poi che Varsavia è diversa da Bruxelles. Non ci sono stranieri e musulmani. Reda, l'uomo del Marocco, impallidisce. Perché, domanda, in Polonia odiano gli stranieri?
Ma no, non li odiano. Sono loro che emigrano e che vanno a rompere le scatole altrove. Non è la prima volta che sento persone dell'est europeo fare affermazioni pesanti, sugli arabi, sui cinesi, sull'Italia, sui neri, con la massima nonchalance, con il sorriso sulle labbra. Non sono il solo ad averlo notato (are the czechs more racists?).
Ammettiamolo, a 20 anni dalla caduta del muro la cosa inizia a diventare un problema ed il trattato di Lisbona continua ad essere bloccato dalla Repubblica Ceca.
Episodio numero due. Vagone della metropolitana. Una ragazza chiede a qualcuno, in francese con accento di legno e le E contundenti, se il treno arriva a Baudouin. Lui le dice di si, che non si può sbagliare, quello è il capolinea. Lei però non si fida, chiede ad una altra persona, poi ad un'altra ancora. Tutto il vagone viene costretto ad occuparsi delle sue vicende. Le hanno detto, lei ripete, che col metro ci si sbaglia facilmente (mi avrà letto? gran metro Bruxelles). Ma lei ha un incontro importante. Però non conosce la linea. Normalmente si sposta in auto. E' per quello che insiste a domandare...mica per altro.
Alla quinta replica della litania intervengo brutalmente in italiano con il tu.
-Fidati, va al capolinea. Abito a due fermate da lì e va al capolinea. 100%.
Ovviamente ha continuato a non crederci ma, per lo meno, ha smesso di affliggere l'umanità. E' rimasta in piedi per tutto il viaggio, guardando con angoscia il tabellone del percorso, con fare tremulo e preoccupato.
Ultimo episodio, il più truculento. Bar dell'ufficio. Siamo in coda per il caffè. Davanti a noi ci sono tre italiani, siciliani. Parlano ad alta voce. Uno di questi chiede alla barista che la tazza gli venga riscaldata. Forse teme contagi. Non in francese, non in inglese ma in italiano con forte accento. Lei gli fa intendere che non capisce cosa vuole esattamente. Quello si inalbera ed alza ulteriormente la voce. Che ci vuole, le dice sbraitando ed indicando il macchinario, basta passarla sotto il getto di vapore. Ottiene quello che vuole e se ne va al tavolo.
Intanto al bancone è partito un dibattito, in francese.
La barista si lamenta. Dice che è ordinaria amministrazione. Con gli italiani è sempre così, arrivano, non dicono per favore, danno ordini imperiali, se ne vanno e non ringraziano nemmeno.
Generalizzazioni certo, ma se nel piccolo mondo di una persona che lavora ad un bar, uno, poi due, poi tre italiani si comportano così allora il campione per lei diventa universo. E allora non ha senso nemmeno abbozzare una difesa d'ufficio, che ho comunque di malavoglia tentato, facendole presente che non tutti si comportano così.
La verità è che oggi dell'italiano medio c'è da vergognarsi.
Nel frattempo i nostri eroi ignari della discussione che avevano scatenato continuano a discutere dei fatti loro ad altissima voce. Il tipo della tazza inizia a lodare Berlusconi e ad inveire contro il giudici comunisti che lo perseguitano. Farà sicuramente parte della folta schiera di sostenitori della destra che adorano la Polonia ed i paesi dell'est, paradisi di purezza etnica, senza immigrati e musulmani, pieni di belle donne in fervida attesa del maschio italico, senz'altro mafioso, ma tanto tanto macho e ben vestito.