giovedì 6 dicembre 2012

L'upgrade



Allora è passato un anno.

Ricordo di quello che disse la ginecologa alla neo-mamma in sala parto.
-Ti va bene questo bebé? No, perché qui non si applica il soddisfatti o rimborsati.  
-No, no, ripose lei. Mi piace questo qui.
E come se lo rimirava tutto urlante e puzzolente, grondante di sangue e muchi. Da sempre il concetto di amore materno è legato a fil doppio con quello di scarrafone.

Per il resto è facile dimenticarsi che un anno è composto solo da 365 giorni. Specie quando ti aspetta una pila di volumi, freschi da Amazon, su come educare un moccioso.
Nel primo paragrafo di norma ti spiegano, che quando hanno meno di un anno non c'è modo di educarli. Che gli si cambia i pannolini, li si nutre ogni tre ore, e poco altro. Di sicuro non un motivo sufficiente per rinunciare a un qualunque posticipo della serie C Neo-Zelandese

Adesso però c'è stato l'upgrade. A un anno non si è più baby ma toddler, spiegano dottamente gli esperti. Ora si che devi cominciare a spiegargli le cose. Ludo, per far capire l'aria che tira, ha già pensato bene, a 12 mesi e un giorno, di sfasciare una piastrella del bagno.
Certo, ancora non cammina, a differenza del figlio di quella mia coetanea che è nato una settimana dopo di lui [l'utilità di Skype a volte è sbalorditiva].
Ma si sa che strisciare sul pavimento è molto più pratico e confortevole e non comporta rischi di deambulazione.  

Le sue capacità logico-deduttive sono comunque impressionanti.
L'altro giorno dopo avermi sentito pronunciare una qualche amenità sull'appartamento che sembrava lo sversatoio di via Cuciniello, la madre gli ha chiesto di dirle chi fosse secondo lui il rompipalle della casa. E lui me l'ha subito indicata puntando il dito.
L'ho sempre detto che il talento è tutto.

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