giovedì 19 gennaio 2012

Le krach ultime


M.E.V. lo ha saputo al ritorno dalle vacanze. Nel suo team per lei non c'era più posto. Era in prova e non serviva preavviso. Last in first out. In tempo di crisi funziona così.  Ha lavorato troppo poco e non ha diritto alla disoccupazione. Di tornare in Spagna non se ne parla. Lí stanno licenziando in massa, dice.
-Laureasi e fare masters non serve a nulla, si sfoga. L'idraulico, il carpentiere ecco cosa bisognerebbe fare.
Del resto, il 25% degli impiegati in Belgio è sovra-qualificato in relazione al proprio impiego. Ne parlavano alla radio. Perché? domandava il conduttore ad un imprenditore. Perché uno sovra-qualificato costa quanto uno con profilo adeguato alle mansioni da svolgere, ha risposto quello candidamente. E se prevale la frustrazione? Se dopo un po' se ne va? Nessun problema, avanti il prossimo.

-L'Europa é finita, si lamenta MEV. Tanto vale cambiare continente. Non gli USA però. L'Asia, o chi sa, l'America latina.
Sembra una banalità ma è così. L'europa ha raggiunto i suoi limiti fisici. La sua economia è satura. Dovrebbe crescere, non tanto per aumentare il numero posti di lavoro, ma per sostituire quelli distrutti dalla progressione spettacolare della tecnologia. Ma nulla può crescere all'infinito. Per un individuo di 7 settimane prendere 20% del proprio peso in un mese è normale. Per uno che di settimane ne ha 2080 no. Per mantenere l'attuale livello occupazionale nel settore auto in futuro bisognerà mettere  in circolazione il doppio dei veicoli rispetto ad oggi. E' una battaglia persa in partenza. Per la semplice ragione che in tempi non remoti i produttori non avranno più bisogno di operai per produrre macchine.
Si è tirato avanti per un paio di decenni aprendo il rubinetto del debito. Per un po' ha funzionato, ma adesso il conto da pagare è salato. Come per quel atleta che all'inizio vince le gare grazie al doping ma poi ne paga le conseguenze.
Per chi è interessato a questi temi e ha voglia di praticare un po' di francese segnalo il resoconto di una recente conferenza di Pierre Larrouturou all'université populaire.

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