lunedì 12 ottobre 2009

Il sole del nord


Lilla, pizzeria italiana

Sabato scorso sono stato con degli amici all'outlet di Roubaix, cittadina all'estremo nord della Francia nei pressi di Lilla. Dista un'ora da Bruxelles. E' la destinazione di moltissimi brussellesi interessati a risparmiare il 15-20% sulle loro compere. Se si seleziona con accortezza si riescono a fare buoni affari.

Questa escursione oltre frontiera mi ha permesso, in modo del tutto casuale, di venire a saperne di più sui movimenti intercorrenti tra questo lembo estremo di Francia ed il paese confinante.
A Lilla non si perde occasione per farsi vanto della propria nordicità. Le theatre du nord, la voix du nord, le credit du nord, la librairie du nord e persino una brasserie le soleil du nord (il sole del nord). Abbiamo trovato il titolo tanto audace da meritare un premio e vi ci siamo fermati per una crepe ed un cioccolato. All'interno del bar era disponibile una copia di un quotidiano locale, Nord éclair. Il giornale si chiedeva in modo eloquente: è il Belgio il nuovo eldorado del lavoro?

All'interno si parlava dei lavoratori frontalieri. Quelli che sebbene residenti in Francia si recano quotidianamente in Belgio per lavoro. Sono 35.000 contro solo 5.000 belgi che fanno il contrario. La loro condizione è vantaggiosissima. Godono di un trattamento del tutto particolare grazie ad una convenzione tra i due paesi. Pagano i contributi sociali, più economici, in Belgio. Le tasse invece le pagano in Francia dove sono più basse che in Belgio. Vengono poi forniti alcuni dati sull'economia belga. La disoccupazione è al 4.5% nelle Fiandre, e al 9.5% in Vallonia.
L'articolo parla di una imminente penuria di forza lavoro nelle nelle Fiandre. Molti lavoratori qualificati con 50 anni di anzianità sarebbero ormai prossimi alla pensione.
I datori di lavoro fiamminghi cercherebbero lavoratori con conoscenze tecniche in informatica, settore elettrico, agroalimentare e così via.
Questa situazione va a beneficio di tutti. Dei datori di lavoro che si trovano a disporre di manodopera più motivata e meno sindacalizzata. Dei lavoratori che oltre ai vantaggi fiscali godono di un salario superiore in media del 30% rispetto a quello francese.
Un'altro articolo da molta enfasi allo studio dell'olandese il cui apprendimento non sarebbe, a conti fatti, tanto più ostico di quello dell'Inglese.

La cosa però più divertente è che il giornale tratta il Belgio alla stregua del buco con la menta intorno della vecchia pubblicità della polo, dove la menta intorno sono Fiandre e Vallonia ed il buco invece è la regione brussellese. Su quest'ultima nemmeno una riga.
Quando poi si vanno a spulciare i dati sulla disoccupazione se ne comprende il motivo. L'area urbana di Bruxelles ha fatto registrare di recente un picco di 100.000 disoccupati. Su un bacino di un milione di abitanti viene facile immaginare quale possa essere la percentuale finale: più del 20%.

Non ho informazioni sulle ragioni alla base di uno scarto così ampio con i territori confinanti. E' un dato, tra l'altro, in conflitto con la mia esperienza personale. Se qualcuno ne sa di più è il benvenuto.
La mia impressione è che si tratti di un problema più qualitativo che quantitativo. Il lavoro non mancherebbe ma quello che le imprese e le istituzioni europee cercano sono profili qualificati. Quello che il mercato offre è invece forza lavoro poco istruita e difficilmente impiegabile. Il grosso è incapace a causa della barriera linguistica di spostarsi di neppure dieci chilometri per cercare lavoro. Sembrebbe, a prima vista, una questione di immigrazione ed integrazione gestite male. Prometto di approfondire la questione.

Sul versante francese invece c'è Lilla. Chi dovesse preferire un po' di pendolarismo all'esosità del fisco belga e fosse attratto dall'atmosfera tanto ricercata quanto rilassata di una città di taglia media del nord della Francia un pensierino potrebbe farcelo. Conosco qualcuno che già lo fa.

mercoledì 7 ottobre 2009

La piccola Italia


Solo ora mi rendo conto di quello che potrebbe essere un difetto di Bruxelles. O meglio qualcosa che per qualcuno potrebbe essere un pregio ma che io giudico un difetto.

C'è stato l'altro giorno il dibattito sulla libertà di stampa in Italia al circolo Palombella con Antonio di Pietro. Sono riuscito a trascinarmi dietro Ala e ci sono andato.
Lo scopo qui non è raccontare la discussione. Per chi fosse interessato è riassunta brevemente in un commento al post.

Comunque la sala era gremitissima, i posti a sedere tutti occupati, molti erano in piedi, altri accovacciati a ridosso delle pareti. Si parlava di questioni italiane, di fronte ad una platea italiana, con politici italiani, moderatori italiani in un circolo gestito da italiani. Bisognava sforzarsi parecchio per non dimenticare di essere in un altro paese.
Certo le comunità italiane sono presenti ovunque ma qui c'è un salto di qualità. Qua c'è l'Europa, ci sono le sue istituzioni, ci sono 80 parlamentari con i rispettivi codazzi al seguito. Ci sono commissari, funzionari, rappresentaze di istituzioni locali, sedi distaccate di partiti, sindacati. Ci sono associazioni. Ci sono persino compagnie teatrali 'italofone'. Molta gente lavora in uffici con soli colleghi italiani e capi italiani. Basti pensare che il prossimo evento che il circolo organizza è la presentazione del libro "Eurocasta" sugli italiani delle istituzioni europee.
Si trovano agevolmente giornali italiani, si riceve la tv. E' facile reperire i prodotti alimentari nazionali. Ci sono 4 o 5 ristoranti italiani nel raggio di 500 metri da dove abito. Non è difficile trovare cinema che danno film in italiano.
A Brussels chi vuole può restare in Italia pur essendo, solo fisicamente, lontano.

Me ne rendo conto appieno solamente ora per una serie di motivi. Sono arrivato qui venendo dalla Spagna. Sono approdato forse nell'unico ufficio comunitario privo di italiani e popolato quasi esclusivamente da belgi. Ho preso casa in una zona considerata fuori mano dagli expats. Lo abbiamo fatto perché qui avevamo trovato un alloggio provvisorio su internet e perché il giorno dopo una signora alla fermata dell'autobus ci disse che in effetti era una buona zona. Mi sono a lungo sentito tagliato fuori e me ne sono pentito. Ora inizio a pentirmi del pentimento.
Perché questa little Italy potrà andar bene per lenire la nostalgia là dove se ne soffra (a riguardo mi viene in mente un articolo di ItalianiInFuga). Ma può al tempo stesso trasformarsi in un arma a doppio taglio che come effetto indesiderato appiattisce l'esperienza della partenza e ne svilisce la portata. La trasforma in una scelta materiale dettata dalla materialità. Il paese ospite diventa un'entità distante di cui si comprendono a mala pena i cliché.

In più c'è l'aggravante della situazione italiana. Spesso si parte per sfuggire anche ai miasmi di fogna che ti soffocano. Ma è un'illusione. Ti seguono e, come in un film horror, ti riacciuffano. Senza accorgertene ti ritrovi immerso nelle stesse tensioni, angoscie e frustrazioni che speravi di aver lasciato alle spalle. Dieci anni fa nei dibattiti con Di Pietro si ascoltavano esattamente le stesse cose di oggi. Dire che anche tra dieci anni si continuerà a sentirle, al momento, significa fare spensierata professione di ottimismo.
Venire a Bruxelles significa lasciare l'Italia ma soltanto in modiche quantità.

Quanto ad Ala è rimasta contentissima d'essere venuta. Si è divertita come un bambino al circo equestre. Per chi la vede da fuori la situazione italiana è più spassosa di una commedia dell'arte.

venerdì 2 ottobre 2009

La manifestazione di rond-point Shuman


L'inizio della manifestazione, le cui motivazioni sono descritte in un post precedente, era previsto per le 12. Uscendo dal metro a Shuman sento in sottofondo un crescente clamore prodotto da grida, slogan e cartelli in aria. C'è molta gente. I manifestanti sono posizionati sul marciapiede che separa la carreggiata tra il palazzo della commissione e quello del consiglio europeo.

Wow, ho pensato, l'iniziativa sta riuscendo al di là delle attese. Però qualcosa non torna. Se è vero che il numero degli italiani di colore è in aumento siamo ancora ben lontani dal 100%. Mi avvicino ad uno di loro e domando lumi. Sono Guineani e protestano per la repressione cruenta in corso nel loro paese ad opera della giunta militare.
E gli italiani? Sono dall'altra parte della strada appollaiati sulle scale all'interno del piazzale del rond-point Shuman. Sono lì fermi con qualche striscione, una bandiera della pace, qualche stendardo di partito, come una scolaresca in posa in attesa dell'arrivo del fotografo. Il traffico sfila dinanzi ai presenti che verso le 12.30 saranno 100-150.

Qualcuno si stacca dal gruppo per fare delle foto. Ha tutta l'aria di essere un blogger agropolese all'estero. Mi ci avvicino ed infatti ci ho preso. E' Andima. C'è anche Francesco di Chicco.be::bruxelles.
Si parla della manifestazione. Dell'orario che non aiuta. Manca un evento catalizzatore che possa attirarare l'attenzione. Un personaggio di spicco. Molti di quelli che lavorano nei palazzi circostanti si sono ben guardati dal venire. Forse per non scontentare quel pezzo di politica che qui li ha fatti arrivare. Forse perché avevano altro da fare. Manca persino un megafono. Andima prende coraggio ed intona lo slogan 'Siamo tutti dei farabutti'. In tanti lo seguono. Una signora si entusiasma e ci chiede di inventare qualcos'altro. Dopo un breve conciliabolo viene fuori 'Censura, censura, non ci fai paura'. Ma in realtà ci fa paura, siamo lí per questo. Un gruppo di studenti dell'erasmus ci da man forte e si decide per la riedizione del coro precedente (guarda il video).
Alle 13.00 si raggiunge il picco di presenze. Sulle 300-400 persone.
-Io vado a protestare a mensa, dice qualcuno.
-Ce ce andiamo al ristorante? chiede un altro.
Molti se ne vanno. Un organizzatore pensa bene di sciogliere la manifestazione. La gente ci rimane di sasso. Non si interrompe così un emozione. Nel frattempo la protesta dei guineani assume ben altra intensità. La polizia si schiera a guardia dell'entrata del consiglio.
-Allora Splittiamoci con i Guineani, grida una.
Non essendo chiaro cosa voglia dire nessuno la segue.
-Si, splittiamoci con i Guineani !!, ripete con maggiore aggressività, protestano per le cose incredibili che lì stanno avvenedo!
E' l'inglesismo che colpisce. Se proprio non ti va di dire 'uniamoci' al massimo devi dire Addiamoci, Joinniamoci, Mergiamoci. Non splittiamoci. Siamo già splittati. Per mezzo ci sono auto, furgoni, camion, persino il bus scoperchiato dei turisti che fotografano.
Comunque il merge avviene. Anche i guineani di Brussels dimostrano di essere a conoscenza degli scandali berlusconiani che i media in Italia hanno occultato. Gli italiani invece non sanno nulla di quanto avviene in Guinea. Ecco il trafiletto che repubblica, per esempio, ha dedicato a quei tragici avvenimenti.

Saluto Andima e gli altri e rientro in ufficio dove apprendo della tragedia di Messina. Domani ci dovrebbe essere la manifestazione nazionale. Se tanto mi da tanto avrebbe dovuto essere rinviata. Se si fa comunque, come sembra, allora è stato un errore rinviare quella di due settimane fa.

lunedì 28 settembre 2009

Il suicidio della sinistra europea


Guardo ai risultati delle elezioni tedesche con sentimenti contrapposti.
Da una parte come italiano c'è il senso di ammirazione stupefatta verso quel paese che è stato capace di costruire sulle ceneri della propria storia la migliore democrazia del pianeta. Tanto spaventosa è stata la dittatura, tanto elevata è la qualità della democrazia che è nata da essa.

Certo oggi la Germania vira a destra. Ma il pragmatismo democratico ed europeista della Merkel è fuori discussione. L'estrema destra è ai minimi termini e non va in parlamento. I liberali sostituiscono i socialdemocratici nella coalizione di governo. Il loro giovane leader carismatico, Guido Westerwelle, è un intellettuale gay ultra-europeista collocato su posizioni molto avanzate in tema di diritti civili. Con una destra così si potrebbe dire chi ha bisogno della sinistra. Venendo da quell'autentico pozzo nero della democrazia che è l'Italia di oggi non si può che provare invidia verso i cittadini di quel paese che hanno saputo così bene fare i conti con il loro passato, ed oggi hanno la certezza di non doverlo rivivere.

Se poi dismetto i panni dell'italiano frustrato ed indosso quelli dell'europeo che non vive gli appuntamenti elettorali come un giorno del giudizio allora subentra la tristezza.
E' andato in scena infatti l'ennesimo psicodramma della sinistra europea la cui crisi oggi sembra senza ritorno.
Gli attori ed i palcoscenici cambiano ma la recita è la stessa. Il protagonista principale del campo progressista, in questo caso, la SPD subisce un'emorragia di voti. La base disorientata accentua la tendenza alla diaspora e alla frammentazione. I verdi, la linke, adesso i pirati. Molti hanno optato per l'astensionismo, altri sono stati attratti da Westerwelle.
Per cui una vittoria numericamente possibile si è tramutata nell'ennesimo successo liberale. Proprio nel momento in cui le idee di quest'ultimi sono la causa della peggiore crisi ecomomica del dopoguerra. I conservatori anziché venire sonoramente puniti per i loro errori continuano ad inanellare vittorie paese dopo paese.
Questo apparente paradosso si spiega con il suicidio dei grandi partiti di sinistra. Recepiscono le idee liberali anche quando è evidente che non funzionano. Contribuiscono allo smantellamento dello stato sociale, e della precarizzazione del lavoro. Inseguono il voto moderato che non arriva. Se uno deve votate a destra tanto vale farlo per l'originale. Fanno il contrario rispetto a quello che il mondo che li circonda vorrebbe da loro. In passato è avvenuto in Francia ed Italia, oggi in Germania, tra pochi mesi avverrà in Gran Bretagna.

Sulle ragioni di questo comportamento schizofrenico ci sarebbero molte considerazioni da fare. Ma servirebbe un post a parte.

venerdì 25 settembre 2009

La protesta degli italiani



Sono contento che sia stata organizzata una manifestazione degli italiani residenti in Belgio. Se ne era parlato nel blog di andima nei commenti al suo post ma la mancanza di esperienza in materia non ci aveva aiutato. Sulle ragioni della protesta vi rimando a quanto spiegato dagli organizzatori

Volevo però aggiungere alcune considerazioni sull'importanza di tenere una manifestazione di questo tipo proprio qui a Brussels.

Si sa che in Italia c'è una videocrazia. C'è un tizio che controlla l'informazione televisiva privata da proprietario, quella pubblica da presidente del consiglio. Il resto dei media è posseduto da chi ha interesse a restargli amico, e questo spiega l'approccio paludato e sonnolento di Corriere della sera, Stampa, Sole 24ore, La 7, e compagnia bella. Rimangono minuscole 'riserve indiane' che ancora sfuggono al suo controllo contro cui ora ha deciso di scatenare un'offensiva inaudita (Io non rispondo - il docufilm).

In Italia chi era preposto ad impedire questo scempio non ha fatto il suo dovere per tre decenni.
La videocrazia oltre a violare costituzione italiana e molte leggi ordinarie, è in contrasto con le regole comunitarie in materia di concorrenza e pluralismo. Queste valgono in misura ancor maggior nel cruciale settore dell'informazione là dove il consenso si forma.
Nessun nuovo paese membro, che si trovasse nella situazione dell'Italia, potrebbe essere mai essere ammesso a far parte dell'unione europea in quanto mancate dei requisti minimi di democraticità.

Ed invece di fronte al Berlusconismo la destra Europea, che controlla le istituzioni comunitarie, gira lo sguardo dall'altra parte e fa finta di nulla. Aznar, Merkel (foto abbracci con berlusconi al congresso PPE), Sarkozy si comportano da anni come se avessero dinanzi un normale leader di un partito di destra moderata.
Si è celebrata la rielezione di Barroso, un democristiano pilatesco e machiavellico, che non ha esitato a cercare ed ottenere l'appoggio di Berlusconi per essere confermato a capo della commissione.

E' sotto gli occhi di tutti la vibrante indignazione dell'opinione pubblica europea per le vicende italiane, ma questo non produce né comportamenti politici ed istituzionali coerenti né atti ufficiali. Eppure le Istituzioni Europee avrebbero tutti gli strumenti per ottenere il cambiamento. Se esse esplicitassero rigorosamente e formalmente l'incompatibilità tra la situazione italiana attuale e la permanenza in Europa questo sarebbe qualcosa che metterebbe gli italiani di fronte ad una scelta irreversibile. Seguire il caimano fino alla catastrofe o ripristinare costituzione nazionale e regole europee tornando ad essere una democrazia compiuta. Sarebbe qualcosa che neanche Vespa e Minzolini potrebbero mai riuscire ad occultare.

C'è una sottovalutazione del problema da parte degli altri europei. Ti dicono, 'lo avete votato adesso che volete? è un problema interno degli italiani'. Ma così facendo dimenticano gli insegnamenti della storia, dimenticano che il fascismo è nato in Italia ma poi è dilagato a macchia d'olio. Gli sfugge il fatto che l'Italia è abilissima nell'esportare i suoi mali. Ha esportato il fascismo, ha esportato la mafia, ora può benissimo esportare la videocrazia.
La verità è che oggi anche in Europa c'è qualcuno che non sta facendo il suo dovere. Per questo la protesta a Brussels è di fondamentale importanza.

02/10/2009: come è andata

venerdì 18 settembre 2009

Tonalità d'autunno


Il post che avevo preparato sulla protesta degli italiani, già in rampa di lancio, è rimasto intrappolato tra tastiera e mouse pochi secondi prima di vedere la luce della blogosfera quando si è diffusa la notizia della tragedia di Kabul.
E' arrivata così la cancellazione della manifestazione a difesa della libertà di stampa, decisione saggia, ma non giusta. Saggia perché la protesta sarebbe stata oscurata mediaticamente e screditata dalla videocrazia col pretesto del lutto. Ma non giusta in quanto i militari sono ufficialmente in Afghanisitan per esportare la democrazia. Non ci sarebbe stato modo migliore di onorarli difendendo la democrazia anche nel luogo di partenza della missione.
Essi stessi sono stati vittima della videocrazia imperante nel paese. Il cambiamento delle regole di ingaggio ha fatto si che la missione diventasse partecipazione ad una guerra a pieno titolo. Ed anche questo all'opinione pubblica è stato occultato insieme a tutto il resto.
In concreto però gli organizzatori non avevano molta altra scelta.

Mi tocca così passare al post di riserva. La transizione dalla non-estate al, per ora, non-autunno.
Il cielo di Brussels sta di nascosto cercando di riprendesi il suo naturale tono di sottofondo, il colore grigio straccio sporco di default. La luce giornaliera diminuisce ed il parco, svuotato dalle orde estive, scala verso tonalità autunnali multi-cromatiche volute da un sapiente giardiniere all'atto di piantare alberi con cicli biologici sfasati.
Contro tutti i pronostici il mio soggiorno italiano non ha comportato aumenti di peso, nonostante le quantità industriali di cibo ingurgitate e l'assenza di qualunque forma di attività fisica. La giornata senza auto ha riempito ogni angolo della città di famigliole in bicicletta.

Al lavoro solito tran-tran. Ad un corso ci spiegarono che l'informatica si basa sul concetto di utonto. Figura mitologica che impersonifica quella specie di legge di Murphy applicata alla tecnologia secondo la quale se c'è una cosa assolutamente assurda ed imprevedibile qualcuno, che dicesi appunto utonto, finirà immancabilmente per farla.
Da noi esiste una categoria particolare di utenti. I super-users che per conoscenze vere o presunte hanno il compito di fare da tramite tra unità IT e tutti gli altri.
Massima attenzione poi, ci diceva sempre il tipo del corso, a quelli che pensano di saperne di più. Sono i più pericolosi di tutti. I super-utonti, giustappunto. Da noi gli utonti alla ripresa di settembre sono più super che mai. Ma a parte questo tutto normale.

E' pure cominciato il nuovo corso di francese. So di parlane troppo. Ho deciso questo è l'ultimo che frequenterò. Mi sono ripromesso di uscire dal cupo tunnel dei corsi di francese. Ma è pur sempre il luogo dove meglio riesco a farmi un idea sul tipo di fauna che approda nel luogo comune.
Confermato il fatto che il grosso è di passaggio, che sono qui da quattro, cinque sei mesi e che tra quattro cinque o sei mesi forse saranno ripartiti. Il grosso continua a provenire da paesi PIGS. Molti con sindrome in stato avanzato.
L'altro giorno un ungherese ha iniziato ad irritarsi per il ritardo altrui prima ancora che fosse ora. Ho da questo dedotto che è il primo corso che fa all'EPFC. Tremava quasi per l'ira. No il ritardo altrui proprio non riesce a tollerarlo. La prossima volta farò ritardo di proposito pur di non sentirlo. Gli ho raccontato per calmarlo la storiella di quell'avviso dove si diceva 'la riunione inizia alle 9.15 per i tedeschi, alle 8.45 per italiani e spagnoli, alle 9 per tutti gli altri'. Deve essere lo spirito latino ho aggiunto. Cosa che lui ha pensato bene di ripetere 20 minuti dopo in pubblico premurandosi di sostituire 'latino' con 'mediterraneo'. Giusto per essere sicuro che nessuno dei suoi nuovi compagni di classe si sentisse escluso dalle sue premure. Ha rischiato di essere finito a colpi di audiovisivi sulle gengive.

Ma il vero spettacolo è l'insegnante. Si tratta di un anziano signore che sembra essere fuoriuscito da un ginnasio degli anni trenta. Se uno il francese non lo parla e scrive come Flaubert rimane profondamente offeso nei sentimenti. Ma al di là della retorica pomposa e del linguaggio forbito la sua missione vera è quella di stupire:
Ah il Belgio che paese in decadenza, e quanto appiattimento culturale che c'è a Brussels. Ah beato lei che la lingua l'ha studiata in Francia e non da noi dove la si insegna male. Ah, quanto hanno ragione i francesi che si fanno beffa di noi. E via così con questo rosario per tre ore o quasi.
E qui scatta l'avvertenza a quei merluzzi bolliti dei mie compagni classe. Quando fa cosí NON DOVETE ANNUIRE! Non è questo il vostro ruolo nella commedia. Ecco quello che invece dovete dire voi: ma cosa ci dice mai signor professore? Ma è un cosí bel paese con ottime frites e tanta buona cioccolata....questo è quello che dovete rispondere. Adesso vedrete come vi combina.

Non potevo trovare modo migliore per inimicarmi un numero sufficiente di persone in condizione di infelicitarmi l'esistenza per mesi. Non male per un post di transizione. Ci si risente quando riprogrammano la manifestazione.

mercoledì 9 settembre 2009

L'aria serena del sud


Mi accorgo di conoscere poco l'Italia. Me ne sono reso conto l'altro giorno al rientro quando ad attendermi all'aeroporto c'era un uomo di circa 40 anni inviato dai miei per prelevarmi.
Viene da una famiglia con 10 figli, ed egli stesso ne ha 4 di cui uno all'università. Anche i suoi fratelli ne hanno tutti dai tre ai quattro. Una settantina di familiari spalmati su tre generazioni, tutto questo nell'epoca della crescita zero.

Uno di questi fratelli, manco a dirlo con tre pargoli, vive di una miriade di lavoretti non stabili. Pur già avendo un mutuo sulla prima casa, ha appena deciso di sottoscriverne uno nuovo per l'acquisto di un terreno di 3000 mq. Il terreno è agricolo ma ci costruirà lo stesso.
Lui invece lavora nell'edilizia e, nonostante la crisi del settore, se la passa benone avendo ottenuto in sub-appalto con un altro fratello un segmento dei giganteschi lavori appena iniziati per la costruzione di un nuovo centro commerciale. Era un vecchio progetto che pensavo si fosse impastoiato ma che ora ha ripreso slancio. Sorgerà in località Acqua Rita. E' un nome suggestivo che ricorda idilli bucolici. Fu dato in passato all'ennesimo pezzo di fertilissima pianura destinato ad essere inghiottito dal cemento.
E' molto strano questo paese. Investe in centrali nucleari quando altrove fanno di tutto per liberarsene. Scommette sull'incenerimento dei rifiuti quando gli altri cercano e trovano altre soluzioni. Costruisce centri commerciali là dove questo modello di commercio inizia ad entrare in crisi.
Ma il mio interlocutore questi problemi non se li pone. Ad una sorella l'assessore ha garantito l'assunzione come cassiera. Cosa c'entri l'assessore con le assunzioni di un centro commerciale privato è un mistero degno di John Grisham.
Resta il fatto che un tempo la classe operaia andava in paradiso e oggi va al centro commerciale.

Quanto ai quarantenni della classe media al momento sono impegnatissimi a dover decidere se trascorrere le vacanze invernali sulla neve oppure ai tropici. In tutta onestà quando ci si trova dinanzi a dilemmi così struggenti tempo per occuparsi di altro ne rimane poco.
Oggi sulla spiaggia mi è capitato di ascoltare uno di questi esemplari, con occhiali a specchio e capelli all'indietro. Prima ha lungamente compatito quelli che per carnagione non riescono mai ad abbronzarsi per davvero. Poi li ha paragonati a delle aragoste bollite. Ha affermato di avere un bisogno fisiologico di recarsi in spiaggia e che d'inverno s'ingrigisce. La verità è che lui vive ad energia solare, ha concluso. Se ci fosse un sombrero fotovoltaico potrebbe pure utilizzarlo per andare al centro commerciale ad emissioni zero, giusto per tirasi su il morale nei tetri pomeriggi invernali.

Esiste un apparente paradosso. La consapevolezza della gravità di quanto avviene in Italia e l'angoscia ad essa associata è più forte tra gli italiani residenti all'estero, che evidentemente si informano su internet, rispetto a quelli che abitano in Italia.
Questi ultimi vivono le cose con una spensierata serenità, percepibile anche tra chi il governo lo avversa. Prendi i miei che pure sono antiberlusconiani. Non sapevano della vicenda Rai-Sky, delle clamorose indagini di Palermo. Lo stupore della stampa estera è una eco lontana. Il Tg1 dell'altro giorno aveva come prima notizia Tremonti che sproloquiava sulle tante belle cose fatte contro la crisi da considerarsi ormai superata. Napolitano poi elogiava la fiducia nelle istituzioni degli abruzzesi. Terza notizia, la visita del papa non ricordo dove. Fine del telegiornale.

Quando sono a Brussels trovo sempre arduo fornire, a chi me le chiede, spiegazioni vagamente comprensibili sulla situazione italiana. Poi mi bastano trenta minuti in Italia e mi illumino d'immenso.