giovedì 6 agosto 2009

Living on the land of "Eurabia"- 2


Qualche tempo fa l'Espresso si è occupato di Islam riproponendo un articolo già comparso precedentemente sul Foglio (sic!). Il titolo parla per se. L'Eurabia ha una capitale: Rotterdam.

Parla di una città che ha molti quartieri sequestrati dall'islamismo più cupo e violento. Dice che basta fare un giro per le sue strade per capire che in molti quartieri non è più Olanda. L'articolo fa una panoramica su tutta una serie di episodi a conferma dell'aggressività delle comunità islamiche a cui si contrappone l'arrendevolezza delle istituzioni olandesi. Gli avvocati musulmani hanno chiesto ed ottenuto di cambiare finanche le regole del diritto, chiedendo di poter restare seduti quando entra il giudice, riconoscendo soltanto Allah.
Parla delle terribili convulsioni politiche che hanno scosso il paese culminate con gli omicidi di Pim Fortuyn prima e del regista anti-islamico Theo Van Gogh poi.

E' inutile che mi dilunghi in un riassunto troppo dettagliato. L'articolo è linkato, è in italiano e vale la pena leggerlo in ogni caso. Poi c'è un'altro articolo su una rivista che mi è capitata tra le mani durante uno dei miei vagabondaggi a rue du midi. C'è l'ho qui ma è in francese e non ho trovato la versione online per cui dovrete fidarvi del mio riassunto. E' stato scritto da un certo Guillaume Williams. Provo a farvi una panoramica delle sue cosiderazioni, e ripeto LE SUE, nella maniera più neutra possibile:
L'islam non è una religione di tolleranza ma è una ideologia araba imperialista e colonialista, che ha distrutto numerose civiltà avanzate. Il terrorismo non è una interpetrazione errata dell'Islam, infatti è dovere sacro di ogni musulmano combattere finché tutta l'umanità non si sarà convertita ad Allah. Nell'Islam non c'è nulla di equivalente al 'porgi l'altra guancia' dei cristiani. L'Islam rifiuta di mettere l'individuo al centro dei valori umani. I suoi seguaci si ostinano a mettere l'islam al centro di tutte le preoccupazioni e per questa ragione è incompatibile con la democrazia, cosa dimostrata dall'assenza di democrazie musulmane.
Da sfatare anche il mito per cui ad un Islam radicale si contrapporrebbe un Islam moderato. I moderati non sono altro che una minoranza silenziosa. Ma il fatto che sia silenziosa non significa affatto che sia moderata. Significa solo che nel momento in cui gli islamisti si dovessero rafforzare o prevalere essi li seguirebbero. Esiste una sola parte minoritaria su cui l'occidente può far sponda e sono i Musulmani laici, quelli che ritengono che la fede religiosa sia un fatto privato. Questi ultimi sono avversati da tutti gli altri, moderati compresi, in quanto giudicati non dei veri credenti. L'Europa per salvarsi da una guerra civile, altrimenti certa, dovrà supportare questi ultimi, rifiutando di importare l'oscurantismo di società arcaiche moribonde ed imponendo ai nuovi arrivati i valori europei, senza le arrendevolezze mostrate fin'ora, come è avvenuto per le precedenti ondate migratorie.


Mi riservo di esprimere in un commento la mia opinione sull'articolo per non interferire con il post.
Qualche tempo fa invece 'El país' ha reso pubblici i risultati di un sondaggio francese condotto da BVA all'interno delle comunità marocchine in Europa per vericarne il livello di integrazione nei vari paesi Europei. Il quotidiano lo fa nell'ottica spagnola giungendo alla conclusione che in Spagna essi sono meno integrati che altrove (ricordo che quella marocchina è la più consistente comunità di immigrati in Belgio). Ancora più interessante è lo slide show, linkato nell'articolo, che da in dettaglio i risultati del sondaggio e dal quale già inizia ad emergere un quadro ben diverso rispetto ai cupi timori degli articoli precedenti, soprattutto per quanto riguarda i marocchini di seconda generazione cioè quelli nati in Europa. L'80% utilizza la lingua del paese di residenza per comunicare, il 70% si interessa attivamente alla politica del paese di residenza, il 100% frequenta non-marocchini, il 100% segue i media del paese di residenza, il 62% non ritiene soddisfacente la condizione delle donne in Marocco. Il 70% non partecipa ad attività organizzate dalle moschee, il 69% non iscrive i figli ad alcuni tipo di istruzione religiosa, il 71% non va mai alla moschea (e solo il 10% la frequenta assiduamente). Si può parlare di 'smaomettizzazione'? Ma la cosa che impressiona è la dimensione del cambiamento nell'arco di una sola generazione.

En infine il pezzo forte. Qualche settimana fa nell'edicola del parlamento comparve in bella vista la copertina del nuovo numero di NewsWeek che titolava "The myth of Eurabia" con un sottotitolo anch'esso molto eloquente "Why Fears Of A Muslim Takeover Are All Wrong" (perché i timori di una annessione musulmana sono completamente sbagliati). Per fortuna la stampa anglosassone ha la buona abitudine di mettere online molti dei suoi contenuti. E' un articolo che andrebbe letto integralmente dato che smonta scientificamente il mito di Eurabia. Ne faccio un riassunto per sommi capi per chi dovesse avere problemi con l'inglese:

Che i musulmani possano aumentare di 20 milioni nel prossimo futuro è una speculazione basata su una speculazione. Perché ciò avvenga ci vorrebbero flussi migratori senza precedenti, là dove verosimilmente maggiori controlli ne rallenteranno l'intensità. Anche il tasso di natalità tra le donne immigrate è destinato a calare. Il tasso di fertilità tra le donne turche nate in Olanda è sceso dal 3.2 nel 1990 all'1.9 nel 2005, pressocchè quello delle donne olandesi, e dal 4.9 al 2.9 per le marocchine.
Il mito di Eurabia implica anche l'esistenza di un Islam compatto. Ma in realtà non c'è nessun movimento politico islamico in Europa. Un Britannico di origini pachistane avrebbe enormi problemi a comunicare con un francese di origini algerine. L'Islam stesso e molto diviso al suo interno, la divisione più nota è quella tra sunniti e sciiti.
Anche NewsWeek cita poi dei sondaggi, stavolta di Gallup, i cui risultati sono assolutamente in linea con quelli di BVA. La maggioranza dei musulmani francesi è disaccoppiata dalla propria religione. La metà di essi ritiene accettabile sesso tra persone non sposate. In Olanda i musulmani che vanno alla moschea sono il 27%, meno dei protestanti che vanno in chiesa. La stragrande maggioranza condanna il terrorismo e dichiara la propria fedeltà al paese di accoglienza.

E questo è quanto. Io, opinione personale, non credo ad Eurabia e do ragione a NewsWeek. Se i musulmani sono il 26% a Brussels, a livello nazionale sono il 6%. Se anche fossero in grado di esprimere orientamenti politici granitici, e non è assolutamente cosí, comunque non basterebbe. Il loro impatto sulla politica belga è trascurabile.
Rimane questa presenza consistente, difficile da inquadrare, che pone problemi sociali, con una convivenza da gestire e da rafforzare. Ma attenzione, non siamo all'anno zero, il processo d'integrazione è già in corso e forse avanzà più speditamente di quanto si potesse immaginare.
In breve ho creduto fosse doveroso parlarne essendo anche questa realtà parte integrante del complesso mondo Brussellese. Questo però non inficia in alcun modo quanto di buono e di cattivo molti hanno ritenuto di dover dire di questa città sui vari blog (Bruxelles babele europea, hi Bruxelles, il luogo comune).

martedì 4 agosto 2009

Living on the land of "Eurabia"- 1


Il 6% della popolazione del Belgio è di religione musulmana. Questa percentuale sale a Brussels al 26% del totale, contro il 4% della Vallonia ed il 3,9% delle Fiandre. La comunità di immigranti più grossa è quella marocchina, mentre i turchi sono il terzo gruppo per consistenza numerica ed il secondo gruppo etnico di religione musulmana. I dati di Vikipedia sono confermati pienamente sul terreno: l'intera commune di Molenbeek-St-Jean, gran parte di Schaerbeek, e la parte nord di Anderlecht sono abitate da immigrati di origine maghrebina di prima, seconda e terza generazione. Dunque il luogo comune almeno quantitativamente apparterrebbe alla terra di "Eurabia".

Nel 2002 tale Bat Ye'or coniò il termine "Eurabia" per definire il destino verso il quale vede incamminata l'Europa. Un destino di sottomissione all'islam. Oriana Fallaci riprese nei suoi scritti la parola "Eurabia" e diede ad essa una risonanza mondiale. La tesi è la seguente: l'Europa, malata di secolarismo e permessivismo, ha consentito decenni di immigrazione incontrollata. L'immigrazione combinata ad un elevato tasso di fecondità delle donne islamiche, agevolato dal generosissimo stato sociale dei paesi del nord, avrà come conseguenza che nel 2025 il 40% della popolazione europea sarà musulmana, facendo così ripiombare il continente in un nuovo medioevo, fatto di fanatismo e legge coranica. Questa è la tesi.

Si è parlato molto di realtà reale, che si desume da dati e statistiche, e realtà percepita frutto spesso dello stato d'animo e dell'umore di chi scrive. In questo post vorrei affrontare il tema dal punto di vista della mia percezione, di quello che ho visto o che mi è sembrato di vedere. Seguirà un secondo post con riferimenti a statistiche ed articoli scritti da chi si è occupato professionalmente del problema.

Chi visita il parco di Laeken, il magnifico polmone verde di Brussels, in un pomeriggio soleggiato di una domenica sarà colpito dalla miriade di donne con il velo islamico circondate da nugoli di marmocchi. Molte di più di quante se ne vedano per esempio in metro nei giorni lavorativi. E non è un buon segno perché ciò vuol dire si tratta di donne che vivono in casa e ne escono solo per portare i pargoli al parco.
Non sfugge all'osservazione l'immondezzaio in cui il parco è ridotto il lunedì mattina, prima dell'arrivo degli addetti.
Non sfugge la presenza di bande di teenager che popolano alcune tratte del metro, magari con i piedi sui sedili che parlano tra di loro a alta voce a distanza infastidendo l'intero vagone. A dire il vero, non mi è mai capitato di vedergli importunare estranei ma non sono comunque una presenza rassicurante.
Non sfuggono, sul viale che porta all'Atomium, le accellerate con musica a tutto volume da parte di qualcuno. Sembrebbe confermato anche un certo livello di microcriminalità.
Rimane da stabilire se questo non dipenda da fenomeni di degrado urbano, disparità di reddito ed esclusione sociale tipici di tutte le società di mercato piuttosto che da Islam ed immigrazione del presente o del passato.
Però resta comunque questa la percezione di primo pelo. Uno entra in metro vede delle ragazze giovani che vestono il velo, e ne rimane colpito. Il velo è inequivocabilmente segno di emancipazione fallita, di religiosità oppressiva.
Se però uno scende e poi ci risale su quel vagone, non è cambiato nulla, le teste velate sono ancora lì, ma l'immagine che percepisce inizia ad essere diversa. Ti accorgi che intorno alla ragazza col velo ce ne sono altre tre che invece non lo portano, che sono truccate, che vestono bene, che portano libri scolastici o testi universitari. Non le avevi notate perché sono ragazze con un tipo di fisionomia non diversa da quella di una qualunque donna meridionale.
Se poi al parco ci torni un giorno della settimana lo trovi vuoto ed anche questo stride con il luogo comune (quello vero) per il quale questa gente vivrebbe a scrocco grazie alla generosità dello stato sociale. Ma uno a scrocco ci vive sempre, non solo la domenica pomeriggio. Ti sorge il dubbio che la tua percezione fulminea nel cogliere le cose negative sia meno buona nel valutare il contributo che da questa presenza comunque arriva.

Ti viene in mente quella giovane donna, la tua prima insegnante di francese, parigina di origini algerine, che sembrava appena uscita da un atelier di place Vendome. Ti ricordi di Walid, il sistemista rompipalle ma competente.
Ti viene in mente di quando Sara, un'altra insegnante di francese, non ammise all'esame di fine corso una studentessa (alquanto sprucida) che vestiva il velo, perché aveva mancato tre quarti delle lezioni. Ma anche Jorge, andaluso dai modi suadenti, non era venuto quasi mai e l'esame lo fece. Episodio di discriminazione uno avrebbe detto se non fosse che Sara in realtà si chiama Zarha ed è di origini iraniane.
Ti viene in mente Reda, il collega di Rabat, lui si integratissimo, quasi ai limiti della paraculaggine, ancora di salvezza tra l'incudine vallone ed il martello fiammingo nella riproduzione miniaturizzata, nel piccolo di un ufficio, di questa sorta di guerra civile fredda che divide questo paese.

Rimane il fatto che la percezione non permette di trarre conclusioni definitive. La questione rimane aperta. La scristianizzazione non è un problema mio, ma di Bagnasco, finché per essa si intende la perdita di influenza delle chiese cristiane sulla società europea. Non mi frega tanto se i furti di autoradio sono aumentati o diminuiti dell'1%, perché è inevitabile che questo avvenga in una capitale e l'argomento non mi appassiona. Né mi interessa stabilire se un nuovo nato è meglio che si chiami Pierre o Mohamed.
Mi interessa invece scoprire se le capitali europee sono destinate a diventare nel giro di pochi lustri tante Kandahar a base si Burqa, lapidazioni e mani mozzate. Quello si che mi interessa saperlo. Ecco perché nel prossimo post mettiamo i bambini a letto e lasciamo parlare i grandi.

giovedì 30 luglio 2009

Estati diverse


Per molti le mezze-estati dei paesi del nord sono l'elemento che compenserebbe in negativo tutte le altre cose pregiudicandone irreversibilmente la qualità della vita.

In Italia per più di tre mesi la temperatura si colloca tra i 30 ed i 40 gradi. Che per carità saranno piacevolissimi per villeggiare a Capri o alle isole Eolie.
Spesso però gran parte dell'estate mi toccava passarla a lavorare in posti come Milano con l'obbligo magari di mettere vestito e cravatta per quella sorta di prima comunione quotidiana che chiamano dressing code. Proprio quando scatta l'orario estivo, con treni di tre vagoni ogni 20 minuti, con la gente stampata contro porte e finestrini. In Italia per 2 mesi all'anno vige la presunzione di vacanza per la quale si suppone che si sia in ferie anche quando non lo si è.
Vittoria facile per la la mezza-estate belga per quanto mi riguarda.

Allora il confronto lo faccio con l'ultima estate lavorativa che ho trascorso dalle mie parti. La mia giornata era così graziosamente configurata: Un terzo lo passavo a marcire sulla linea Potenza-Napoli. Trattasi della linea ferroviaria più meteopatica al mondo. Va letteralemente in tilt in presenza di condizioni metereologiche estreme, dicasi pioggerellina di mezz'ora o incremento della temperatura di due gradi. A quel punto il tragitto diventa un viaggio della speranza, cioè la speranza di arrivare in ufficio prima del tramonto. Quanto al confort fare riferimento a quanto già detto sulla metropolitana milanese.
Dell'intermezzo di circa 9 ore e mezza tra le due traversate non dico nulla per due semplici motivi: 1. Esiste una regola per la quale non si dovrebbe mai parlar male dei datori di lavoro del passato 2. Che per poterne parlare bene mi necessiterebbe un soggiorno forzato di qualche mese al campo Delta a Guantanamo.

Si, però vuoi mettere, nel fine settimana mi attendevano due giorni di mare che tra l'altro intravediamo finanche dal balcone di casa in lontananza sull'orizzonte. Si tratta di una strisciolina lontananissima e sottile, però chiaramente distinguibile, per cui, da un punto di vista strettamente tecnico, abitiamo in un appartamento con vista sul mare.
C'è solo un piccolo inconveniente. Per arrivarci bisogna attraversare la famigerata Statale 18 che collega l'autostrada per Napoli con la costiera cilentana. Attraversarla nei week-ends di luglio ed agosto non è più semplice che passare il confine tra le due Coree.
Arrivati al mare si può optare per quegli autentici immondezzai che sono i venti metri di terra di nessuno tra un lido e l'altro. Si può però decidere di utilizzare i servizi forniti dalle spiagge private, dove di frequente i prezzi non sono esposti e fluttuano come le quotazioni borsistiche, a seconda del clima e dell'affluenza di pubblico. Senza dimenticare che i comuni, così mediterranei nella gestione della pulizia delle spiagge e dei servizi ai turisti, assumono tutto d'un colpo un'inflessibilità teutonica nel sanzionare anche il parcheggio di un'auto con mezza ruota fuori posto.
Si salva dalla multa certa solamente chi lascia le chiavi dell'auto in terza fila al parcheggiatore del lido. In quel caso il vigile ritrova la tolleranza tipica dei popoli latini. Del resto se uno è taccagno e i soldi li vuole tenere per se anziché sostenere l'economia allora merita le randellate.
All'interno dello stabilimento la concentrazione umana non ha nulla da invidiare a quella della curva sud di San Siro il giorno del derby, mentre l'acqua del mare nel corso della giornata assume tonalità differenti, tante quanti sono i colori dell'iride.

Molti dicono che quella costa andrebbe valorizzata meglio, che bisognerebbe attrarre più turisti. Certo che se arrivassero più turisti da fuori, per continuare a rispettare le leggi della fisica, ci dovremmo levare noi. Forse è per quello che ce ne siamo andati: per fare spazio ai turisti. Solo che bisognerebbe avvertirli perché continuano a non venire.

Quell'anno nelle tre settimane di ferie, che riuscii ad ottenere solo dopo aver minacciato la venuta di un mio ex cugino cintura nera di Karate, me ne andai in Polonia.

sabato 25 luglio 2009

Una passeggiata atipica


Uno dei luoghi brussellesi che preferisco è rue du midi. Parte da place St Nicolas dietro la borsa.
Dalla zona della Grand Place porta verso la Gare du Midi degradando lentamentamente verso parti della città che normalmente le guide sconsigliano ai turisti.

E' la strada degli Achat-Vente, tanti negozi piccoli e grandi che si occupano di commerci di seconda mano. Acquistano e rivendono oggetti di vario tipo. Generalmente si tratta di francobolli, CD, dischi in vinile, videogiochi, audiovisivi e DVD, e soprattutto libri.

Queste librerie sono posti molto particolari, caotici, disordinati, quasi bohemien, spesso gestiti da topi di biblioteca. Gli scaffali grondano di pubblicazioni di ogni genere, messe lì alla rinfusa senza un criterio apparente.
Ci si trovano volumi usati e nuovi, classici o scritti più recenti, edizioni economiche o copertinate, guide turistiche di seconda mano ma anche libri fotografici o di arte. Non mancano rivisite di ogni tipo, di storia, natura, arte, spesso vecchissime, date via magari dai proprietari più per ragioni di spazio che per una reale volontà di fare cassa.
Si tratta di commerci di nicchia a basso costo, molto ecoló, agli antipodi rispetto alle grandi catene. Le immense cattedrali devote al culto dell'usa e getta, dal marketing scintillante, dalle offerte civetta, dai grandi spazi espositivi scientificamente concepiti al fine di indurre lo sprovveduto cliente a comprare quante più cose inutili possibili.
In questi posti, invece, non c'è l'ansia del rapido smaltimento, possono passare anni prima che la rara pubblicazione si accoppi al raro compratore.
Li preferisco. Non perché abbia mai venduto un libro. Anzi. Non amo nemmeno prestarli e non amo chiederli in prestito. Devo poter disporre sempre di quanto già letto, è la mia mania. Però non ho la fissa dell'ultima edizione.
Non ho nemmeno un calendario prefissato di letture. Scelgo sempre a caso i libri da leggere, entro in una libreria ci passo un po di tempo, prendo qualche volume in mano, leggo la descrizione sul retro, leggo qualcosa a campione e se mi ispira, zac, acquisto e lettura. Che poi si tratti un testo dell'ottocento o uno pubblicato l'altro ieri mi interessa poco.

Continuando verso la stazione, si arriva a place Rosa Luxembourg li la strada si allarga su Avenue Stalingrad. E' la strada della comunità marocchina, sullo sfondo spuntano le installazioni della Gare du Midi. E' a carreggiata ampia con quattro file di alberi e con un largo marciapiede centrale, contornata da edifici ottocenteschi a tre piani, nemmeno troppo sporca. Non mette paura, ma la zona non gode di buona reputazione. In Italia intorno alle stazioni abbiamo paesaggi peggiori. La peculiarità sono i ristoranti marocchini che preparano pesce. Specialmente l'Ocean.
Mi ci ha portato l'uomo del Marocco, il mio collega Reda, durante una pausa.

-Scusa Reda, ma è sicuro qui? gli chiesi.
-Pas de probleme, non dai retta a nessuno e non succede nulla.

Si entra, il pesce è esposto come in pescheria, scegli quello che vuoi, te lo pesano, ti assegnano un numero, e te lo servono poi al tavolo grigliato. Qualità straordinara e prezzo decisamente basso per Brussels: 37€ per una portata abbondantissima per due persone, insalata, immancabili frites e due bottiglie d'acqua da mezzo litro.
Ci tornerò di sicuro.

lunedì 20 luglio 2009

Gran metro brussels


Ultimamente nelle metropolitane brussellesi è molto in voga una preghiera laica (*il testo in basso), recitata da una graziosa signorina con bell'accento, che non produce alcun effetto ma è molto buona per praticare il francese.

Tutto prende origine dalla grandiosa riforma della metropolitana che è stata avviata il primo aprile scorso (le poisson d'avril) con gran pompa in presenza del re, della regina, del presidente della regione, e di quello della STIB. C'erano le telecamere, i fotografi ed anche la banda.
Finalmente il collegamento diretto tra la gare du midi e l'Atomium! Strombazzava il marketing. Certo adesso è sparito quello con la gare centrale, ma non si può certo stare a spaccare il capello in quattro.

Adesso vi descrivo l'imponente riforma nella speranza che Moratti ed Alemanno non mi leggano perché questa sicuramente non gli è ancora venuta in mente.
Prima la metropolitana brussellese era composta essenzialmente da due linee. Una più grossa con due biforcazioni, verso Ovest a Beekkant direzione Baudouin/Erasme, verso Est a Merode direzione stokkel/Debroux. Una seconda linea più corta circondava il perimetro del ring interno per tre quarti fino a Delacroix.
Poi è partita la riforma, con qualche stazione ridecorata, tabelloni rifatti, qualche treno nuovo, un po di taglia e cucito. Ed ecco il prodigio! Le linee che prima erano due ora sono diventate sei! Le stazioni sono sempre le stesse ma vuoi mettere quanto è più carina adesso la cartina con tutte quelle linee colorate!

Al centro della rete c'è ora la linea 2/6 che parte da Simonis, fa il periplo del ring interno, ripassa per Simonis e svirgola verso nord, dove abito, direzione Roi Baudouin. Un treno su due fa capolinea a Simonis e riprende il giro dall'altra parte.
Ed è sul concetto di 'riprendere il giro' che casca l'asino belga della metrolitana. Quando infatti arriva un treno alla stazione di Simonis non si capisce mai bene se è quello che continua o quello che si deve fermare. A volte il tabellone luminoso esterno dice una cosa, quello interno ne dice un' altra. In tal caso si verifica un fenomeno molto bello a vedersi, una sorta di ballo di gruppo fuori programma. I passeggeri che sono dentro sono convinti di essere arrivati al capolinea e scendono. I passeggeri che sono fuori sono invece convinti del contrario e salgono. Quelli che erano dentro e ora sono fuori, nel vedere gli altri entrare, si convincono di aver sbagliato e rientrano. Ma anche quelli che ora sono dentro fanno lo stesso ragionamento all'inverso e riscendono. Questo andirivieni sincronizzato produce un bella coreografia che va avanti per altre due o tre iterazioni finché l'omino dell'altoparlante dice la parolina magica 'Terminus'. A quel punto quasi tutti scendono. Quasi tutti. Qualcuno che rimane dentro sempre c'è. In genere si tratta di coppiette sul punto di combinare o di turisti rintronati diretti all'Atomium. Di loro non se ne saprà mai più nulla. Finiranno in una dimensione parallela, magari nel 1400.

Ma non è certo finita qui. La STIB infatti, ma solo per consentire a qualche blogger di raschiare il fondo del barile della bassa dietrologia, ha deciso di riservare i treni nuovi di zecca per le tratte verso sud-est, dove vivono i riccastri, lasciando invece i treni più decrepiti per le rotte verso i quartieri 'chauds' (caldi).
Le suddette carcasse oltre ad avere un servizio sauna incluso nel prezzo, oltre ad emettere degli effluvi che molto ricordano quelli della fogna di Calcutta, oltre a presentare sul lattice dei sedili strati di materiale organico crostificato appartenente a generazioni di passeggeri, hanno un'altra caratteristica assolutamente sorprendente: si scassano di frequente. Si piantano lì senza andare nè avanti nè dietro con la scritta "geen dienst" (non so esattamente cosa voglia dire, credo "pensavo fosse un treno invece era un calesse"** ma non ci metto la mano sul fuoco). Ed è qui che sopraggiunge la su menzionata quanto inutile preghiera.

*La circulation est rallentie sur les lignes 2 et 6. Nous mettons tout en ouvre pour rétablir la situation normale au plus vite. Amen.

**Chi non dovesse essere convinto della qualità della traduzione puó fare riferimento al commento di BelGuglielmo

domenica 12 luglio 2009

Il governo del crimine


Vergognamoci per loro visto che non sono in grado di farlo da soli.

tre anni per aver rubato un pacchetto di wafer :
Il giudice, in base alle norme sulla recidiva della Cirielli, che non consente in questi casi di concedere le attenuanti (generiche e danno lieve) prevalenti, gli ha inflitto tre anni di reclusione, il minimo consentito dalla legge)


nuovo scudo fiscale:
La sanatoria prevede, per chi aderisce, l'"esclusione di punibilità" per una nutrita serie di reati penali di carattere economico: dal falso in bilancio, alla bancarotta fraudolenta, dall'emissione di fatture false a tutti i reati tributari. Per chi ha costituito fondi nero all'estero c'è l'opportunità di farla franca. Colpo di spugna anche sui reati societari, a partire dal celebre 2621 del Codice civile, che riguarda proprio il falso il bilancio, reato depotenziato, il colpo si spugna si estende anche ai reati della legge fallimentare, bancarotta fraudolenta inclusa.

Questo post l'avevo scritto qualche giorno fa. Poi era arrivata la smentita
di questi accattoni e lo avevo messo da parte. Poi peró è arrivata come al solito la smentita alla smentita, ossia la conferma.

E l'opposizione? Hanno in animo di fare qualcosa, questi esseri inutili, o intendono continuare con la tregua richiesta da Napolitano a stampa ed opposizione nelle polemiche contro il governo?

venerdì 10 luglio 2009

Il padano canterino



Se Repubblica, Scalfari, Mauro non avessero chiesto le dimissioni di Matteo Salvini per un coretto, oggi avrebbe optato per Montecitorio e non rischierei d'incontrarlo in qualunque momento alla mensa dell'Europarlamento.

Già mi prefiguro la scena. Lui al centro del gigantesco androne nel parlamento ad intonare implacabile come una medaglia olimpica di tiro al piattello, il simpatico motivetto a tutti i passanti 'in odore' (infatti è dall'odore che ci riconosce) d'esser nati in luoghi non troppo distanti da Napoli:
"Senti che puzza scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani,
o colerosi, terremotati, con il sapone non vi siete mai lavati.."


Certo, potrei sempre dirgli:
"Scusi signor Salvini, se proprio vogliamo spaccare il capello in quattro, io in realtà verrei dalla provincia di Salerno...".
Si. Bella argomentazione del cavolo. Come se Salerno stesse al di sopra del Po. Sta ancora più a sud! e poi se uno dice:
"Senti che puzza scappano anche i cani stanno arrivando i salernitani...." suona bene lo stesso.

Gli posso dire allora che sono di Eboli. Lo saprà dove si trova Eboli? Forse si. Levi ci ha nominato. Certo i concetti di lettura, romanzo e Salvini fanno a cazzotti. Però Levi ci ha menzionato solo nel titolo. Per capire il titolo basta anche la terza elementare. E comunque non risolve. Il coro funziona anche con ebolitani.
Gli dico allora che sono di Battipaglia, che farà schifo quanto si vuole ma di sicuro Matteo non ha la più pallida idea di dove si trovi. Decisamente la rima con Battipagliesi non è farina del suo sacco.

Comunque basta dare addosso a Salvini. Ha ragione lui. Quel coro esiste da più di vent'anni. Non facciamo finta di cadere dal pero. Anzi c'era anche una seconda parte, quella bella, quella su Maradona. Altri vent'anni, ne sono certo, e impara anche quella.
Il coro esiste sin dai tempi in cui al San Paolo si sfidavano il Napoli stellare di Maradona e Careca ed il super Milan di Arrigo Sacchi. Lo confermo, ero presente.
Li ricordo gli ultras del Milan stipati nella tribuna laterale a cantare l'ironica canzoncina. Gli va riconosciuto, che per essere circondati da 80mila partenopei, di fegato ce ne voleva parecchio. Ma si sa, i napoletani non si arrabbiano, prendono le cose alla leggera, non portano rancore. E anche volendo non se ne potevano nemmeno accorgere essendo tutti e 80mila, sindaco, vice-sindaco, e assessore ai trasporti inclusi, impegnati per 90 minuti a fare il verso della scimmia a Ruud Gullit.

Che bella che era quell'Italia dei tempi andati dove si potevano fare scherzosi ululati razzisti, invocare eruzioni di vulcani, inneggiare ad alluvioni e frane, osannare terremoti. Poi, finita la partita, amici come prima e "scurdammuce o passat". La domenica sportiva, i titoloni della gazzetta, "ma che bella partita, che bel sole, che bel pubblico".
Adesso invece subito spunta un video su youtube, un gruppo su facebook, c'è chi chiede la sospensione delle partite, chi la squalifica del campo. Con questa cavolo di internet basta un niente e scoppia il finimondo. In attesa che Alfano metta un freno a tutto ciò che qualcuno si prenda la briga di avvertire Salvini.