giovedì 8 settembre 2011

Carboneria ai tempi di internet

Concerto rock polacco all'euro parlamemento - vai al video
Bruxelles per certi versi è come una città italiana per gli italiani, spagnola per gli spagnoli. Belga per i belgi? Adesso non  esageriamo.
Quel che certo è che è polacca per i polacchi. Li inizio a temere questi polacchi. Fanno comunità in modo cosi compatto e coeso da fare invidia a una falange macedone.

Non so in quanti hanno mai sentito parlare della famigerata lista polacca. Io moltissimo. Si tratta di un gruppo yahoo ad accesso limitato. Devi essere polacco, e fin qui ci siamo (e comunque ti voglio a capirci qualcosa sulla mailing list polacca se non lo sei). Ma non basta. Devi anche lavorare per la UE. Insomma devi essere anche alto, in senso metaforico, e nobile. A quel punto hai tutti requisiti per accedere a questa specie di fantastico mondo di Amelie all'aroma di kiubasa.

La lista é una fonte inesauribile di notizie e di interscambi. Questo ristorante? Non ci andare! è stato criticato sulla lista polacca. E quel notaio? Te lo consiglio, ha ottime referenze sulla lista polacca. E cosi via..

-Ma scusa ma non può essere che uno ti suggerisce un ristorante perché magari è gestito dalla nonna? Dovete capirmi, venendo dal paese da cui provengo questo tipo di domande fuori luogo mi vengono spontanee.
-Nonono, se uno lo facesse si squalificherebbe  automaticamente. Perderebbe ogni credibilità.
Nessuno oserebbe fare una tale bassezza ai connazionali che tanto soffrono lontani dall'amata patria. Per farla breve, sta caspita di lista è considerata, per chi vi è iscritto, più attendibile del Vangelo secondo Luca.

Non so se a Bruxelles ne hanno piena coscienza, ma scontentare anche un solo membro significa bruciarsi la possibilità di fare affare con tutti gli altri, per sempre.
Quanto agli italiani, non mi risulta esista nulla di lontanamente simile, e correggetemi se sbaglio. E comunque l'equivalente italiano non potrebbe mai funzionare. Per i localismi da contrada che tutti conoscono, e soprattutto per la assoluta mancanza di fiducia reciproca. Del tutto giustificabile visto come è ridotto il paese.

domenica 4 settembre 2011

Trilinguismo alla brussellese

Idraulico polacco festeggia il superamento del DALF - esame francese livello C2
L'altro giorno all'ingresso della piscina c'era un po' di coda.  L'addetta è impegnata al telefono. Qualcuno dall'altro capo le sta chiedendo informazioni, su prezzi, orari, etc. La conversazione è in inglese. La ragazza soffre visibilmente. Getta un'occhiata alla coda, come a dire guardate che mi sta capitando, siate comprensivi. Riaggancia il telefono, sfinita ma felice. Davanti c'è un operaio lì per dei lavori.
-Eh, è la difficoltà dello mestiere, sospira compenetrato. Se non ci fosse il vetro le darebbe il cinque e una pacca sulla spalla.

Penso a quanto devono essere popolari quelli che giudicano l'apprendimento delle lingue locali superfluo. L'inglese basta e avanza, si sente dire. Si, in Nuova Zelanda.
Certo,  Bruxelles viene spesso spacciata come città trilingue. In realtà significa solo che, di tanto in tanto,  le istruzioni del metro vengono date in tre versioni differenti. L'inglese è una lingua straniera come dovunque, paesi anglofoni esclusi. Può bastare per sopravvivere, ma  non di più. In genere lo parla una fascia limitata della popolazione, per lo più giovane, con un livello elevato d'istruzione. E in ogni caso costa sforzo ed imporre un sacrificio a qualcuno non ti rende mai popolare.

Hai voglia quanto ti è utile l'inglese quando ti chiama a telefono quel burino dello spedizioniere della Dachsel (piccola divagazione, fai lo spedizioniere, la consegna me la fai pagare 60€ e mi devi pure chiamare per sapere come arrivare dove abito?). O quando la signora dai capelli bianchi, che dice di avere quattro volte vent'anni, ti vuole raccontare qualche storiella sul passato dell'edificio in cui vivi e di cui lei è la memoria storica. Per non parlare della miniera di informazioni utili che sono i media locali.
Per giunta in città esiste una specie di addizionale IVA, una sorta di tassa occulta, applicata a chi pretende di parlare solo inglese. Un falegname che si prende la briga di studiare l'inglese non lo fa di certo per il piacere di apprendere che tempo fa nel tuo paese. Sa che non sei in grado di chiamare un suo collega, magari più bravo ed più economico ma monolingue, e ne trae vantaggio.Vi ho raccontato, ad esempio, di quel tizio finito nelle grinfie di un contabile scadente solo perché parlava inglese?  Mi sa di si (vedi Tasse belghe).

Poi magari parli il francese di Zola e ti serve un idraulico bravo. Ecco, lì hai perso tempo. Sono tutti polacchi. La vita è dura, lo so.

giovedì 1 settembre 2011

Copia copiassa

Bienvenue chez les Ch'tis
Ho visto di recente Benvenuti al Sud. Tanto per cominciare è la copia conforme di, Bienvenue chez les ch'tis, film che ha spopolato in Francia qualche anno fa. Le battute, i dialoghi, le situazioni. Tutto replicato per filo e per segno.
A questo punto, per migliorare le cose, potrei cercarmi un blog francese di successo e copiarne pari pari i post. Non so, magari funziona.

La storia si svolge a Santa Maria di Castellabate nel Cilento. Chi non conosce le zone, guardando il film, si fa l'idea che sia una specie di quartiere periferico di Napoli. Santa Maria peró dista da Napoli 123 chilometri.  Applicando la stessa logica Parma sarebbe 'vicino' Milano e Bellagio ne é quasi un sobborgo.
Ovviamente non c'è niente di più diverso che Cilento e area urbana partenopea. Ma nel film se ne guardano bene dal farlo capire. Espandere più che si puó i cliché più truculenti su Napoli e i Napoletani facilita certamente il marketing della pellicola.

Ricordo di quando a Milano mi trovai a condividere casa con tre personaggi provenienti da Lecce. Anzi da paesucoli in provincia di Lecce, per l'esattezza.
-Voi a Napoli non vi lavate, ah, ah, ah, provava a sfottermi uno.
-Puó essere pure che non ci laviamo lo stesso, ma sarei della provincia di Salerno. Cercavo di fargli vanamente compredere.
-A voi Napoletani vi odiamo in Salento, continuava imperterrito. Non ci venire mai!
E alla fine veramente non ci sono mai andato. Ma solo per fare posto alle centinaia di Belgi che ho convinto a trascorrere le vacanze in Puglia (vedi Vieni a ballare in Pulia).
Ogni tanto ascoltavo uno di questi parlare a telefono con la nonna.
-Statti accurtu au napuletanu (cioé io)!
-Ma no è un bravo ragazzo.
-No, no statti acurtu, figgiu miu!!
All'epoca in provincia di Lecce ci doveva essere un qualche incentivo economico a trasferirsi al nord per le menti più illuminate.
Da quel momento sentirmi ripetere l'equazione campano=napoletano funziona per me come una sorta di ISC (indicatore sintetico di cretineria). Molto utile quando ci si trova in a dover stabilire in tempi brevi se si è in presenza di un fesso.

E comunque Bisio e compagnia vanno ringraziati di cuore. Hanno fornito un insegnamento di grande importanza, soprattutto per i ragazzi: copiare è molto meno facile di quanto si pensi.
Quanto a coloro che invece abitano in un raggio di 123 chilometri dalla cuglia del Duomo su cui poggia la Madunnina....beh, quelli li proclamo ufficialmente Milanesi.

domenica 28 agosto 2011

"Scurdammuce o passat" economics

Bruxelles - Bourse
Thanks god we are not in the Euro, diceva qualche giorno fa un membro del governo inglese.
Tanto per cominciare, se le decisioni le prende Dio che ce l'hanno a fare il governo? Lo licenzino e risparmino. Diventerebbero il primo fulgido esempio di teocrazia diretta, dove a differenza delle teocrazie rappresantive, quali Iran e Vaticano, l'onnipotente agisce in prima persona senza l'interposizione del clero.
Il bello è che in tal caso il padreterno avrebbe anche dato prova d'incompetenza finanziaria francamente inattesa. La Gran Bretagna, per star fuori dall'Euro, ha dovuto subire una svalutazione della sterlina del 30% e tagli per 80 miliardi. Costoso quanto si vuole, ma che avere la faccia della signora Windsor stampata sulle banconote non abbia prezzo è cosa risaputa. (vedi Il paese più indebitato)

Girano da un po' in rete un paio di superstizioni in rete per le quali il debito pubblico non sarebbe un vero problema. Se un paese è indebitato verso soggetti nazionali il debito non andrebbe considerato. Un debito con se stesso non esiste, dicono. Come dire che se presto del danaro al governo allora il debito scompare dato che siamo tutti italiani. La nuova finanza del chi ha rat ha rat, chi ha avut ha avut.
In più se un paese è proprietario della propria moneta, è la tesi, allora ne stampa quanta ne vuole e il gioco è fatto. Peccato peró che se quel paese dipende da importazioni in valute che non controlla questo produce una forte svalutazione. Una svalutazione non è altro che una perdita indiscriminata di valore dei salari, delle pensioni e dei risparmi che in quella valuta sono espressi. Molto peggio di una tassa patrimoniale, che almeno si puó rendere selettiva. Il bello è che se un governo mette patrimoniali o taglia salari e pensioni si scava politicamente la fossa. Se invece provoca una svalutazione la cosa viene applaudita come scaltra manifestazione di sovranità monetaria. Lo si puó chiedere ai pensionati inglesi in Spagna o agli italiani in Gran Bretagna quanto sia stata piacevole una svalutazione del 30% sull'euro.

La perdita di potere d'acquisto causato dalle svalutazioni della lira dei primi anni 90 non è mai più stata recuperata dai percettori di reddito fisso italiani. Per quanto mi riguarda il fatto che in Italia circoli una valuta non controllata dal governo, specie quello in carica, mi puó fare solo piacere.

giovedì 25 agosto 2011

Tasse belghe /2

Rue de Livourne
Raccontavo dei problemi che ho avuto con il fisco a causa di un indirizzo sbagliato (vedi tasse belghe). L'altro giorno sono riandato con fALAmena allo stesso ufficio. Sbagliato era il mio indirizzo, sbagliato anche il suo. Lei ha avuto peró la fortuna di capitare con la più amabile delle impiegate.
-E' vero, il suo indirizzo è sbagliato. Dipende dall'amministrazione centrale ma non si preoccupi. Mi dia i dati corretti e saró io a comunicarli a chi di dovere.
-Scusi, e io invece mi dovrei fare il giro delle sette chiese? commento.
-Certamente no, signore. Ovviamente provvederó a rettificare anche il suo di indirizzo. Ci mancherebbe.
In mezz'ora ci sistema una miriade di piccole pendenze che avrebbero comportato mesi di sbattimento. Ma beatifichiamola domani mattina!
Quando incontri qualcuno che fa bene il suo lavoro comprendi all'istante quanto facciano mediamente schifo gli altri. Ma in realtà è normale che le amministrazioni dialoghino tra loro. E' assurdo invece usare il cittadino come postino tra un ufficio e l'altro.
Di recente leggevo, su qualche blog, una geremiade sull'importanza di iscriversi all'AIRE, per chi abita all'estero. Ora, mettiamo pure che il non iscriversi sia segno di intollerabile lassismo e di malafede ignobile. Perchè mai le amministrazioni dovrebbero affidarsi alla buona volontà di un cittadino? Supponiamo che io, tal dei tali, proveniente da Canicattí (unione europea),  mi registro alla commune di Bruxelles (unione europea) e non ho il dono dell'ubiquità, cosa per altro facilmente dimostrabile.  C'è una ammistrazione che sa che io non sono più residente in Italia. Basta che lo comunichi al consolato che lo comunicherà a sua volta al comune di Canicattí.
E quando parlo di comunicazioni non intendo mica passaggio di carte tra uffici. Parlo di servers, di transazioni informatiche eseguibili in pochi minuti. Siamo nel 2011 non nel 1800, sono tecnologie che esistono da decenni.  Per non parlare dei risparmi di spesa di personale che si otterrebbero.

A tal proposito  mi vienne in mente il consolato. Non lo si potrebbe trasferire, ad esempio, da Rue de Livourne, in pieno quartiere fighetto, a Ribacourt ,quartiere marittimo, dove gli immobili costano molto di meno e c'è anche il collegamento metro? La comunità francese (ente pubblico) ha là i suoi uffici, per dirne una (vedi 2011, fuga da Molenbeek). Gli italiani in Belgio avrebbero modo di conoscere zone normalmente trascurate, ci si integrerebbe maggiormente, gli impiegati sarebbero meno disturbati dai rumori della movida e avrebbero anche modo, per riempire le ore morte, di rifornirsi dell'occorrente per tirarsi su sul fiorente mercato locale. Io ci vedo solo vantaggi.
E se no lo possiamo domandare al server se ci vuole andare a Ribacourt.

domenica 21 agosto 2011

Vecchi amici



Mi collego per leggere la posta. Allarme afa, titola il sito in bella evidenza. Fuori si scorgono grosse nuvole scure, basse e minacciose. Pare che la protezione civile sia in allerta. Un giorno forse realizzerò che il meteo dovrei leggerlo su Telebruxelles, e non su Yahoo.it.

Parlavo di questo con un vecchio amico, venuto a farmi visita da Londra. La discussione era su quanto sta avvenendo in Italia. La soluzione migliore, dico, sarebbe infischiarsene bellamente.
-E' vero. Il problema è che non ce la si fa.
Per esempio, come si fa ad appassionarsi alla politica inglese? Lí la maggior parte dei valori sono condivisi, le differenze tra i partiti sono minime. Per non parlare del Belgio. Da anni si discute se allargare o restringere Bruxelles[*]. Ti vai a leggere un articolo al mese e poi puoi andare a fare l'opinionista in TV. No, una cosa va riconosciuta a Berlusconi. Starà pure portando il paese alla rovina ma almeno ci ha tenuto svegli.
Mi chiede se frequento italiani a Bruxelles. Rispondo di no.
-Per scelta? 
-Si per scelta. Per scelta loro intendo, degli altri.
Lui invece a Londra un italiano lo conosce. Se la tira molto e cammina a mezz'aria, dice che Pomigliano d'Arco è il meglio che esiste in Campania e molto probabilmente è anche berlusconiano. Conveniamo che è giusto essere selettivi, che uno non può frequentare cani e porci. E che il suo amico certamente non appartiene a nessuna delle due categorie, ma a qualcosa di ben più raro.

Un pensiero affettuoso è andato poi ai nostri vecchi professori del liceo. Erano incompetenti, noiosi, parziali e razzisti. A parte questo ne conserviamo un tenero ricordo.

Comunque anche io adesso ho iniziato a guardare News at ten su BBC One. Stesse identiche notizie da una settimana a questa parte. Afghanistan, Libia, rivolte e crisi finanziaria.  Ma in Inghilterra prostitute minorenni non ce ne sono?

[*] Per quanto mi riguarda, io Bruxelles la preferisco allungata, magari con un po' di panna e una spruzzata di cacao. Ecco fatto. Ho pure preso posizione sulla disputa istituzionale belga...

venerdì 12 agosto 2011

Il bello della non-estate /2

Lavoro flessibile

E poi ci si lamenta del clima belga. La non-estate non solo ti protegge dalla canicola asfissiante ma ti permette anche di vivere con calma olimpica e salomonico distacco quanto avviene in Italia.

Leggevo dei provvedimenti del governo. Flessibilità, cancellazione di festività, pensioni tagliate e posticipate. Dovendo decidere tra solidaririzzare con le vittime o fregarmene allegramente, sono andato a fare una ricerca sui flussi elettorali alle ultime elezioni del 2008.
Niente male quello che ne è venuto fuori. Prendiamo i giovani lavoratori. 46 su cento votarono per la destra, 24 per l'opposizione. Insomma loro, i precari, quelli senza diritti, quelli con laurea e due lingue a 700€ al call center, quelli della lamentazio di sempre. Ebbene questi genialodi (non tutti lo so), quando si vota, si catapultano al seggio per votare Berlusconi, Bossi e Tremonti. Cosa a cui farei fatica a credere se non avessi conosciuto in carne ed ossa uno di questi esemplari ai tempi della bell'epoque milanese.
Con i dipendenti pubblici va meglio, 39-36 per la destra. E invece gli operai, i mitici colletti blu, tradizionale zoccolo duro della sinistra?  39-31 sempre per il nano.
Ecco, se gli flessibilizzano anche il posteriore la mia solidarietà continueró comunque ad esprimergliela. Ci mancherebbe.