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| Piazza Garibaldi |
Vorrei riprendere la discussione dell'altro post sull'euro, cominciando con un breve excursus storico.
L'entrata dell'Italia nella moneta unica fu decisa nel 96 all'epoca del primo Prodi. La quasi totalità del parlamento e dell'opinione pubblica furono a favore. Fu necessario vincere la forte resistenza di ambienti bancari conservatori tedeschi e olandesi, che si opposero con tutti i mezzi all'inclusione dell'Italia nell'eurozona.
Nel periodo successivo alla sua ufficializzazie il governo raggiunse il suo livello massimo di popolarità.
Con il senno del poi si puó dire che Prodi non colse l'attimo per convocare nuove elezioni, dotarsi di quella netta maggioranza politica di cui non disponeva e debellare il cancro berlusconiano ancora ai primi stadi del suo sviluppo.
Purtroppo sopraggiunse il soccorso rosso del grandioso stratega salentino, D'Alema e il resto della storia lo conosciamo. Questi sono i fatti.
Poi come no, tra una pera cotta e l'altra, si puó pure parlare di Euro di Prodi, di crimine finanziario, di complotto. Uno strepitoso complotto con 50 milioni di cospiratori.
Adesso invece qualcuno suggerisce di uscire dall'Euro.
Uno giudicherebbe con l'aria che tira, con i mercati nervosissimi, con il paese in stato di pre-bancarotta e con il debito a 2000 miliardi l'idea quanto meno bizarra.
[Spero qui venga notato lo sforzo supplementare per mantenere il post nel perimetro del politically correct, vedi Domande].
Mi hanno informato di alcuni calcoli che fugherebbero queste paure. Secondo questi ultimi, si avrebbe una svalutazione del 10-20%, un incremento dell'inflazione limitato a fronte di una serie di vantaggi notevoli. Insomma una pacchia.
Si diceva un tempo che le previsioni economomiche sono buone solo per far fare bella figura ai metereologi, e magari per aumentare i visitatori di un blog e le vendite pre-natalizie di qualche saggio.
Eppure i vari Barnard, Bagnai, Grillo etc ce l'hanno un metodo molto efficace per rendere credibile quello che dicono.
Si presentano da un notaio e si impegnano, nel caso le cose dovessero andare peggio delle previsioni, a farsi confiscare patrimonio personale e redditi futuri come risarcimento alla collettività per il danno provocato, e rassegnarsi a vivere con la pensione sociale per il resto dei loro giorni.
Se invece i fatti gli dovessero dare ragione a quel punto non ci sarebbe alcun problema. Diventerebbero gli eroi del nuovo risorgimento italiano. Le statue di Garibaldi verrebbero sostituite con quelle di Grillo. Avremmo un corso Barnard e un Largo Bagnai in ogni città dello stivale.
Il loro personale e meritato arricchimento diventerebbe un'inevitabile conseguenza.
Per buona sorte, va detto, il trio citato non è chiamato a rimborsare il 20% di perdite subite da chi ha venduto titoli di stato, per dargli retta, quando annuciarono in pompa magna la fine imminente dell'euro. Adesso li ritroveremmo come clochards in uno qualsiasi dei su menzionati luoghi pubblici.
Per fortuna siamo un cattolicissimo paese dove impera il principio del chi ha avut, ha avut e una seconda possibilità non la si nega mai a nessuno.






