domenica 16 settembre 2012

Le lingue dei belgi

East Flanders

Il Macro di Machelen si trova appenna fuori Bruxelles, di 500 metri in territorio fiammingo.
Eppure quando provi a parlargli in francese reagiscono come delle principesse offese.
Ti fanno capire che per loro l'inglese è meglio.
In effetti, quando ci si cimenta con l'equazione linguistica del Belgio bisogna tenere in mente due cose.

#1. I neerlandofoni parlano diffusamente l'inglese, i francofoni no.
Ero convinto dipendesse dal sistema scolastico ma non è cosí. Giapponesi, tedeschi e francesi hanno eccellenti sistemi scolastici ma in quei paesi l'inglese lo si parla poco e male.
Quello che in realtà fa veramente la differenza in materia di lingue straniere è la motivazione di chi studia. E quando ti trovi in un contesto lingustico di pochi milioni di persone non puoi che essere motivato. I libri, i film, i programmi TV si guardano in lingua originale, perché per i produttori è poco conveniente tradurli o doppiarli. E' la dimensione del paese che obbliga ad essere in grado di  comunicare con gli altri.
Un francofono puó permettersi, certamente sbagliando, di optare per l'autoreferenzialità culturale. La taglia del mercato glielo consente. Un neerlandofono no.
 
#2. Nelle Fiandre si parla più il francese di quanto in Vallonia si parli l'olandese.
La ragione si trova nell'asimmetria di cui sopra. Il fiammingo che studia il francese lo fa anche per aprirsi un universo di possibilità più vasto.
Un francofono invece manca della medesima motivazione. Me lo spigava chiaramente un vallone raccontandomi  un dialogo figurativo con al sua controparte neerlandofona.
Perché dovrei imparare la tua lingua? Per comunicare con te che già parli francese? Per i dieci romanzi o i cinque film dell'olandese regolarmente tradotti? 
Se devo fare lo sforzo, non piccolo, allora tanto vale farlo per il Cinese, o lo Spagnolo idiomi a dimensione continentale. Non di certo per la lingua madre di appena 15 milioni di persone. 
[NB: questo è il sentire diffuso che riporto, non il mio punto di vista].
 
In realtà, le impuntature linguistiche di chi è tradizionalmente abituato a guardare film e programmi con i sottotitoli non si spiegherebbero con l'esigenza basica di capire e farsi capire.
Credo invece abbiano radici diverse e bene più complesse.
Ma quella è tutta un'altra storia.

giovedì 13 settembre 2012

Baby liberation day


Vista la mia propensione a disseminare scritti inutili mi è stato chiesto di compilare l'aggiornamento mensile dell'album del bebé. La qualcosa rende di per se inutilizzabile la mancanza di tempo come pretesto vagamente accettabile per non farlo.

Ricapitoliamo.
Lo dicevo alla madre. Se per Bebé si intende un nuovo nato da 0 a 12 mesi allora Ludo ha una più che elevata anzianità di categoria. Un SENIOR BABY per utilizzare una terminilogia un po' più al passo coi tempi.
Non che il bamboccio non stia facendo di tutto per meritarsi la qualifica, anzi.
(i) Gattona con la destrezza di un uomo rana e (ii) volteggia nel suo girello con la leggiadria di un ballerino del Bolshoi. Il sentimento come di emancipazione è facilmente percepibile nello sguardo dell'infante.
Gli dovesse di nuovo venire l'inpulso improvviso di fare in mille pezzi un qualunque certificato brutto a vedersi, d'ora in avanti potrà farlo senza dover più dipendere da nessuno. 

Ultimamente per calmarlo poi mi è sufficiente fargli ascoltare senza soluzione di continuità due o tre capolavori della musica contemporanea (Ai se eu te pego, Takatà, Gustavo Lima).
Si sa che gli individui vanno abituati sin da piccoli a gusti musicali sofisticati. 
Niente peró al mondo lo manda in estasi come "Rosamunda" eseguita dal rompipalle con la pianola di place St. Boniface. Al quale é stato per altro necessario sganciare una mancia di due euro per i servigi resi.


La nota negativa è stata invece la dipartita della scimmietta canterina, mostriciattolo in plastica posseduto dalla voce della D'Avena.
Va detto che (1) Ludo se l'è portata ovunque andasse per un mese, e che (2) bastava un nonnulla per attivare la voce della petulante Cristina. 
In città si è scatenato un dibattito lacerante. Come tra Guelfi e Ghibellini, tra abortisti e antiabortisti. Tra chi avrebbe preferito strangolare la scimmietta, e chi la D'Avena. E dico 'strangolare' solo per non far menzione di pratiche più truculente ma molto meno politicamente corrette.

Spero e credo che questo possa bastare per evitarmi il sopraggiungere di analoga richiesta per gli aggiornamenti a venire.

domenica 9 settembre 2012

Palloni gonfiati

Avvertenza. In questo post non si fa alcun riferimento nè a Marchionne, nè a Antonio Conte.

Riguarda piuttosto la tradizionale Balloon's day parade che si tiene a Bruxelles ogni anno.
Questo è il video di quella di ieri con sole splendente, clima di festa e bebé con l'espressione di chi sembra chiedersi cosa mai si puó ancora aspettare da noi.


giovedì 6 settembre 2012

A beautiful mind


Eravamo rimasti al video postato da uno in esilio a Londra da più o meno tre mesi.
Certo,  se uno in un posto ci ha abitato solo poche settimane di esso ti potrà dire, poco o nulla.
Sarebbe come chiedere a qualcuno di giudicare un testo dal prologo, una canzone dal titolo, un film dal menu introduttivo del suo  DVD.
Peró il contenuto informativo del video resta di grande importanza.
Adesso ad esempio abbiamo la prova che a Londra piove e che non ci sono bidet. Tutti quelli che erano in procinto di partire per la capitale inglese per andare ad abbronzarsi o per sciacquarsi le pudenda adesso potranno evitare l'errore.

Per non dire degli elevatissimi picchi di arte cinematografica toccati da una delle scene del video. Quella che segue l'entrata del protagonista in metro, quando si vedono due goccioloni cadere al suolo.
La  giovane età dell'autore farebbe escludere la prostata che fa cilecca.
Ma se veramente si tratta di una lacrima sul MIND THE GAP, bisognerebbe davvero arrestare la produzione di nuovi film per un lustro e dargli all'istante Oscar, Palma e Orso d'oro.
E' la prova finale che il talento italiano, come il Dio sui piloni dei sottopassi, c'è.

Dimenticavo, da cosa si capisce che abita a Londra da due, tre mesi?
Dal fatto che si è abituato al sole che sorge cosí presto.
Succede solo in primavera/estate a cavallo del mese di giugno. In inverno invece in ufficio ci arrivi che è ancora notte fonda.

domenica 2 settembre 2012

La rentrée del migrante sconsolato

Parvis de St.Gilles

Sono convinto che il vacation blues dell'emigrante venga solitamente molto amplificato da un paio di evidenti errori di prospettiva.

Errore #1 Confrontare vacanze con ordinarietà.
Se uno vive a Bruxelles e trova il clima grigio e le giornate tutte uguali ti dirà che un periodo di tre settimane su una spiaggia tropicale è quanto di meglio gli possa capitare.
prendi invece uno che invece ai tropici lavora in una piantagione di banane a 1$ al giorno, e che si vede offerto una soggiorno a Bruxelles per fare vita di Boheme a St. Gilles, e ingozzarsi di birre e cozze. Vorrei proprio vedere cosa direbbe.

Errore #2 Confrontare quello che è con quello che è stato.  Presente contro passato.
Se penso a quando dormivo fino a tardi e qualcun'altro mi preparava il pranzo domenicale  la nostalgia subito aumenta.
Se invece paragono quanto fatto in questi cinque anni e quello che sarebbe stato se, all'epoca, avvessi deciso di conservare il mio impiego napoletano (1000 € mensili, 4 ore di pendolarismo giornaliere, cultura di lavoro da medioevo, nessuna remota prospettiva di miglioramento) la nostalgia sparisce all'istante. Della serie 'Ti piace vincere facile?'

Insomma il vacation blues lo si combatte rimettendo ordine nella prospettiva.
Il che significa confrontare (i) Vacanze vs vacanze, ordinario vs ordinario. (ii) Quello che è stato con quello che sarebbe stato. Vale a dire, presente reale vs presente virtuale.

Per rimanere in tema di migranti sconsolati, ho riascoltato di recente quel video virale circolato in rete ad agosto.
Se lo si osserva attentamente contiene la prova finale, inconfutabile direi, che l'autore a Londra ci era arrivato se va bene quattro mesi prima, ma più realisticamente due. Cercate, Cercate.
La soluzione....la prossima volta.    

giovedì 30 agosto 2012

Michelle ma belle

Bruxelles 1996, la marche blanche
Tempo fa esisteva un negozio d'abbigliamento sul principale corso del paese. 
Il titolare pensó bene di francesizzarne il nome. Che Michel Martin faccia più figo di Michele Martino non puó essere negato.
Il caso vuole che da qualche giorno il suo nome sia sulla bocca di tutti. Cosa avrà mai fatto di tanto male l'innocuo modaiolo per essere tanto detestato in Belgio?
Nulla, se non l'essersi scelto come brand il nome della moglie, e complice, del peggior pedofilo (Marc Doutroux) della storia.
L'altro giorno il tribunale ne ha disposto della concessione della libertà condizionata. Parlo dell'odiata Michelle, non del vecchio vitellone da bar sport tutt'ora a piede libero.
La tortura a mezzo shopping sfortunatamente non costituisce ancora reato.

La radio raccontava della folla inferocita all'uscita della prigione, del suo trasferimento sotto scorta in un convento, delle urla, del lancio di pietre, dei ripetuti tentativi di rompere il cordone di polizia.
Tanto valeva lasciala in carcere.
Difficilmente si azzarderà ad uscirne vista l'aria che tira.

L'inghippo è che i conventi normalmente forniscono anche 'servizi all'infanzia' secondo la dicitura che ho scorto dinanzi ad uno di essi.
Visto il contesto, non sono sicuro di voler sapere cosa significhi, tantomeno quale possa essere il ruolo di Michelle Martin in tutto questo.
I genitori delle allieve del convento adesso sono in subbuglio. Chi sa se pensavano a questo quando hanno deciso di metterle al sicuro dai pericoli del mondo.

domenica 26 agosto 2012

Clamoroso, giovane italiano abusa del welfare belga!

Composition mènage (stato di famiglia)

Sottotitolo: non sono io che sono razzista, siete voi che siete statali belgi.

Un conoscente belga mi parlava della massiccia presenza di italiani nella sua regione, la  Vallonia. Di come l'integrazione si sia spinta a tal punto che ormai alcune parole italiane fanno parte integrante del dialetto locale.
La cosa puó non stupire in un epoca in cui il paese ha come primo ministro il settimo genito da minatori italiani.
Ma non è stato sempre cosí. Ascoltavo Pierre Marcolini, ad esempio, parlare alla radio delle pesanti discriminazioni subite, da italiano, in gioventù.  Il racconto poi continua e finalmente arriva il lieto fine, con il nostro eroe che diviene il dominus incontrastato dell'industria cioccolatiera belga.
La classica bella figura del cioccolataio.

Il mio conoscente conferma tutto ció. E mi fa la lista delle cose che tradizionalmente si sono dette sul conto degli immigrati italiani. Colpisce la fervida creatività delle accuse rivolte dalla popolazione vallone all'indirizzo dei nostri connazionali:
  • 1# Non si lavano. 
  • 2# Abitano a 10 negli appartamenti. 
  • 3# Sono ladri. 
  • 4# Approfittano del sistema. 
  • 5# Il campionato di Serie A è una farsa invereconda.
Una di queste amenità in realtà sarebbe piuttosto di matrice lussemburghese. Lascio al lettore il compito di cercarla.
Per rasserenare il clima allora ho comunque deciso di raccontare una barzelletta.
Quella in cui Gesù Cristo arriva su una spiaggia camminando sul mare e inizia a guarire dai loro mali cronici tutti i presenti i quali lo ringraziano commossi.
Poi arriva il turno dell'italiano. Il profeta cerca di farsi dire qual'è il malanno da far sparire.
-Vai via! risponde quello. Che ho la pensione d'invalidità!